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Annuario1884 (3) [Modalità di compatibilità] - Microsoft Word 10122013 19.22.12Grazie alla costante opera di ricerca e scoperta di Euro Puletti pubblichiamo un estratto dell’Annuario 1884 del Club Alpino Italiano, Sezione di Perugia nel quale si fa un resoconto dell’attività della sezione nell’anno 1883.

Tra le varie attività ed esplorazioni grande risalto viene dato all’impresa compiuta dalla comitiva di escursionisti provenienti da Costacciaro, Gubbio e Perugia che: ” Il 19 Agosto fece l’ascensione officiale a monte Cucco (m. 1556), visitando in tale incontro la grandiosa caverna detta buca di monte Cucco, nonché l’Eremo dei Camaldolesi presso Pascelupo.”

“Questa comitiva si componeva dai signori L. Chemi sindaco, G. Giuliarelli assessore, Chiodini A., Costanzi D., Guanciali L., Scardovi E. segretario comunale, Malinconico dott. L. medico condotto, Donati L. di Roma, Miliani V. di Sigillo, residenti in Costacciaro, Marinelli prof. Z., Baldoni R., Scassellati A., Rispetti G., Corsi A., provenienti da Gubbio, Bellucci prof. G., Purgotti A., provenienti da Perugia. Gli alpinisti di Perugia e di Gubbio serbano sempre gratissimo ricordo delle cortesi accoglienze fatte loro in Costacciaro e della premura addimostrata, perché l’ascensione del monte e la visita della caverna riuscissero di piena soddisfazione; col lieto ricordo non può andar disgiunta la gratitudine per tutte quelle persone gentili, ed in particolar modo per il sindaco sig. Chemi e per l’assessore sig. Giuliarelli.”

Di seguito riportiamo l’appassionato resoconto del Prof. Giuseppe Bellucci fondatore e allora presidente della Sezione CAI di Perugia

LA BUCA DI MONTE CUCCO

Una comitiva di alpinisti provenienti da Perugia, da Gubbio e da Costacciaro ascese il monte Cucco (m. 1556) nel mattino del 19 Agosto 1883, per visitare la caverna aperta nel fianco orientale del monte, caverna comunemente designata col nome di buca di monte Cucco. Dopo la visita della caverna, la comitiva si diresse all’Eremo di monte Cucco, presso Pascelupo, ove passò la notte, ritornando nell’indomani a Costacciaro. Una relazione dell’ascensione e delle particolarità principali, che richiamarono l’attenzione degli alpinisti, fu già pubblicata nel periodico “L’unione liberale di Perugia” (Num. 97 e 98, 1883) dal signor E. Scardovi.

L’ascensione del monte, la visita all’Eremo presso Pascelupo, la vita claustrale contemplativa degli eremiti camaldolesi, gli stupendi punti di vista, e gli estesi orizzonti che si godono dalle diverse parti della montagna, i suoi boschi, le sue grotte, le sue scogliere, i dirupi, le balze precipitose, la vita tranquilla e primitiva dei nomadi pastori, in mezzo ai quali si trattennero per qualche tempo gli alpinisti, le ore piacevolissime scorse tra gli amichevoli conversari di un’allegra brigata, lasciarono in tutti coloro, che presero parte a quella gita, un ricordo, che il tempo non cancellerà certamente.

Nessuna cosa peraltro fece maggiore e più durevole impressione nell’animo di tutti, nessuna cosa giunse a destare in essi soddisfazione maggiore, quanto la straordinaria bellezza della buca di monte Cucco, le sue indescrivibili particolarità.

Dinanzi a tanta grandezza, si rimane attoniti e colpiti come da una specie di stupore, che toglie perfino la possibilità di descrivere come si converrebbe un’opera della natura, così grandiosa e stupenda, che può ben dirsi una meraviglia mondiale. Io mi son provato più volte a riferire, sia pure alla buona, ciò che aveva osservato più attentamente, ciò che mi pareva più meritevole di nota, ma ho sempre dovuto con mio rammarico lasciare la penna, convinto che non si descrive tanta bellezza.

La buca di monte Cucco si apre a 1300 metri di altezza, nel versante nord est del monte, sotto forma di unapertura quasi circolare di 2 metri circa di diametro, alla quale fa seguito una specie di pozzo abbastanza spazioso, la parete del quale è per un terzo molto inclinata, per due terzi verticale. Si accede alla buca, attraversando in discesa una balza di monte ripidissima, dalla quale sporgono numerose creste di scogli, che bisogna sormontare con certa precauzione, L’accesso non è de’ più facili, ma procedendo con cautela, ogni pericolo è allontanato.

Giunti alla buca bisogna discendere nel pozzo, profondo 18 o 20 metri; non vi si riesce, che attaccati ad una fune, che si fissa ad un faggio, esistente presso l’apertura della caverna. Noi discendemmo l’un dopo laltro in quella cavità, e forniti di lumi, incominciammo a percorrere le profonde, grandiose gallerie, che in tre direzioni principali penetrano nelle viscere di monte Cucco. Due di codeste gallerie hanno una profondità limitata, la terza incomincia con un antro relativamente angusto, e basso a segno, che occorre curvarsi per superarlo; a questo antro cosi modesto, tien dietro una della più belle opere naturali, che 1’uomo possa osservare ed ammirare.

La lunghezza della galleria eccede un chilometro, l’altezza della vòlta, sempre maestosa, varia tra 10 e 40 metri, la larghezza della galleria, variabile ancor essa e non mai minore di 8 a 10 metri, supera talvolta 30 metri; è un insieme cosi grandioso, cosi imponente, che non si finirebbe mai di contemplare. Impossibile descrivere i particolari di tanta grandezza; noi procedemmo lentamente in mezzo all’esclamazioni continue, oh bello! oh stupendo! meraviglioso. In taluni punti la fioca ed incerta luce delle nostre lampade non rischiarava abbastanza le vastissime sale in cui andavamo a trovarci, la profonda galleria che ci si apriva dinanzi; provammo allora ad illuminare con la vivida luce del magnesio tanta grandezza, e traemmo da ciò effetti di luce sorprendenti, indescrivibili, che aumentarono a mille doppi la nostra ammirazione.

Procedemmo lentamente per un’estensione maggiore di un chilometro, in mezzo a concrezioni calcaree svariatissime dì forma, candide come neve, in mezzo a un laberinto formato da migliaia di stalattiti, ora come colonne troncate, svelte e sottili, ora come pilastri grandiosi e veramente da sembrare il sostegno della vòlta ardita, sulla quale si erge il dosso imponente di monte Cucco.

Per comprovare anche con la testimonianza di altri, la straordinaria impressione che l’osservatore riceve, girando entro la buca di monte Cucco, mi piace riferire un brano della narrazione che il prof. Z. Marinelli, uno dei nostri compagni di gita, fece in un’occasione precedente, quando egli nel 1879 discese per la prima volta nella buca di monte Cucco (Supplemento al num. 251 del giornale « Il Caffaro » Genova 8 Settembre 1879).

«Un’ arcata, semicircolare mette in un vestibolo, dal quale, per una stretta apertura a modo;di porta (i cui fianchi si accostano e poi sì allontanano nella parte più alta) si entra in un antro vastissimo e da questo in altri ancora per aperture ora ampie, ora anguste. E sebbene tutti gli spèchi somiglino nella forma architettonica, tuttavia la maggiore o minore .ampiezza loro, l’altezza della vòlta che raggiunge i 40 metri, rendono lo spettacolo imponente e vario. «Qui una sala; là un anfiteatro; più oltre una cattedrale gotica; più innanzi un. pantheon. Si, la natura anch’essa ha edificato il suo pantheon!

E chi potrà dire acconciamente dei profili di luce svariatissimi o delle infinite ombre fantastiche, onde si pingevano le vòlte e le lucide pareti  della caverna, al chiarore delle faci?

E la luce, come su cristalli a piccole facce, rifrangevasi co’ suoi yaghi colori sulle goccioline di acqua che si formano lente, lente e si distaccano da mille punti fredde, monotone, gravi, formando in alto capitelli ed. archi sospesi, basamenti di colonne al basso. Non meno bello era l’aspetto della comitiva.

Quale scendeva; quale arrampicatasi; quale intento, mirava lo spettacolo grandioso; quale si disegnava, come ombra, sulla illuminata parete. A quando a quando, dalla vòlta, lungo i fianchi scendono svelte colonnine attortigliate; eleganti pilastrini gotici, formati da mensolette a piramide triangolare colle facce rientranti, gli angoli sporgenti e scanalati a spira.

E sul fondo il masso spezzato, eroso in mille modi; qua e là enormi incrostazioni distaccate dalla vòlta e dalle pareti: concrezioni raffiguranti fiocchi di candida neve; corone e foglie vaghissima; colonnine gotiche, che s’innalzano talora sino a raggiungere la vòlta,

Mirando lo spettacolo sublime eruppe da ogni petto un excelsior! Excelsior; ripetemmo, come eco dell’alpe nevosa, da quei nascosti templi della natura; che ognor s’adornano di guglie, di ghirlande, di archi, di colonne.

« II lavoro è lento, ma non intermittente; impercettibile, ma immenso. La goccia d’acqua è l’architetto, è l’operaio, è la pietra, è il cemento; demolisce, edifica; apre gli abissi e li serra.»

Noi restammo entro la caverna più di tre ore, e più ancora saremmo rimasti ad ammirare tanto bellezze, se la via lunga non ci avesse sospinto e se l’ora tarda non ci avesse obbligato ad affrettare. Ritornammo a piedi del pozzo, dalla bocca del quale un po’ di luce penetrava tra i frastagli delle rocce, ed il sereno azzurro del cielo spiccava in mezzo ad una corona di foglie di piante diverse, che, coi loro verdi festoni, ornavano in bella guisa l’apertura di quel tempio di naturali bellezze.

Col soccorso della fune ci arrampicammo ad uno ad uno sulla parete del pozzo ed uscimmo dalla buca di monte Cucco, compresi da quel sentimento di meraviglia e di soddisfazione intimissima, che si prova dopo avere osservato una scena naturale veramente grandiosa ed imponente, ed averne ricevuto, un’impressione profonda, indelebile.

G. Bellucci

CLUB ALPINO ITALIANO 

SEZIONE DI PERUGIA

ANNUARIO

1884

 AVVERTENZE = Quest’annuario si pubblica a dispense, quando e come crede la Direzione. I Soci della Sezione lo ricevono gratis; si manda in dono a quelle Sezioni, che gentilmente inviano le loro pubblicazioni. Si trova in vendita in Perugia alla Tipografia Santucci.

Prezzo di questa dispensa Centesimi 50.    

Perugia 6 Marzo 1884.

II Presidente — G. Bellucci.

3 Responses so far.

  1. Mauro Mattei ha detto:

    sempre dei fantastici e suggestivi articoli su questo sito…bella mirko….
    un grazie speciale anche al nostro caro amico Euro Puletti che spesso ci omaggia di queste affascinanti PERLE….
    GRAZIEEE

  2. Mirko Berardi ha detto:

    Parole diverse, antiche.. dopo oltre cento anni proviamo le stesse emozioni nello scoprire ed ammirare le bellezze del mondo sotterraneo.. diversi occhi, stesse sensazioni.. meraviglia, stupore!!

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