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‘Siamo in missione per conto di Buio Verticale’. Così saluto Marco stamattina al parcheggio del Teatro romano a Gubbio, dove incontreremo due entomologi per accompagnarli alla Buca del Diavolo sul monte D’Ansciano.

Da oggi potrebbe partire un interessante collaborazione che darebbe a Buio Verticale la possibilità di occuparsi anche di biospeleologia. L’unico dettaglio è che non conosciamo affatto l’ubicazione della grotta, ma confidiamo nel GPS che mi ha dato ieri Mirko B e delle indicazioni di Mirko P.

Nel frattempo ci guardiamo intorno nel parcheggio in cerca di due persone che potrebbero essere entomologi, chiedendoci come potremmo riconoscerli ( ma come son fatti gli entomologi?), quando vediamo una macchina bianca decorata con farfalle ed insetti neri.

Le figure che parlano li davanti non possono essere che loro. Ci avviciniamo e finalmente conosciamo Fulvio e Giuliano. Il primo, umbro di Castiglion del Lago, lavora all’Università di Firenze, l’altro, Lombardo, è anche speleologo e collabora con l’Università di Milano.

Ci illustrano le loro esigenze, anzi, le esigenze del Duvalius che stanno cercando: grotta con ambiente umido e senza passaggio d’aria. Proponiamo di andare alla Grotta del Diavolo sull’Ingino che conosciamo bene, scampandoci inoltre dal cercare quella del Monte D’Ansciano.

Partiamo con tre macchine verso l’acquedotto, quella di Marco e le loro, che sono piene zeppe di materiale da entomologi: contenitori, barattolini, pinzette, ma anche attrezzi da scavo, corde e caschi.

Arrivati all’acquedotto lasciamo le macchine, ma prima di partire Giuliano prende degli strani intrugli dal portabagagli, gli cade una pinzetta e mi chino per raccoglierla. Giuliano mi guarda e mi consiglia di lasciarla. Gli chiedo perchè, ‘annusati le dita’, mi dice, lo faccio e ho un primo assaggio dell’odore nauseabondo che ci accompagnerà per tutta la giornata. La trappola perfetta ha un ingrediente base che ogni entomologo prepara con cura: la carne marcia.

Il Duvalius è ghiotto di insetti che son ghiotti di carne in putrefazione. Pazienza, Giuliano con lo zaino pieno di trappole chiuderà la fila, noi avanti a respirare aria fresca. Così disposti percorriamo l’acquedotto ed arriviamo alla deviazione per la Grotta del Diavolo.

Raggiunta la destinazione, ci vestiamo ed entriamo. La grotta ha una prima sala che si dirama in due direzioni, una che sale verso uno stretto cunicolo che si affaccia poi all’esterno, l’altra che scende da una strettoia. Mi metto a pancia in giù e vado. Il passaggio si è richiuso dall’ultima volta, quindi faccio un po di difficoltà, ma spostando qualche masso, buttando fuori l’aria con un respiro profondo riesco a passare.

Fulvio decide di rimanere nella prima sala, le strettoie non sono per lui, Giuliano e Marco invece mi seguono. La saletta successiva ha un forte odore di escrementi e ci sono tracce di presenza di animali, molto probabilmente istrici. Scendiamo da un pozzetto ed arriviamo in un’altra saletta, dove troviamo un barattolo di vetro, probabilmente una trappola lasciata da qualche loro collega. Da qui c’è un passaggio stretto verso un’altra zona, ma ahimè gli istrici l’hanno richiuso e non ci passiamo più. Scavare adesso non è il caso. In più non c’è l’umidità che tanto piace al Duvalius. Decidiamo di uscire e provare con un altra grotta.

Dopo esserci consultati scegliamo come prossima meta la Grotta della Caldara a Casamorcia. Ritorniamo alle macchine verso ora di pranzo e approfittiamo della vicinanza dell’Osteria del Bottaccione, dove Fulvio ci offre una crescia e una birra. Qui entrambi ci raccontano le loro esperienze come entomologi e biospeleologi, aprendoci ad un mondo nuovo e affascinante.

Fulvio non studia solo gli insetti, ma dalla sua passione ne ha fatto anche un’arte, infatti crea gioielli con le ali rotte delle farfalle di allevamento, diorami, erbari. Ha altri mille hobby e non si ferma mai.

Giuliano, invece è uno speleologo, era una punta,” siccome ero piccolo, mi mandavano sempre giù”, poi ha iniziato a studiare gli insetti e la sua speleologia ha preso tutte altre vie.

Io e Marco ascoltiamo incantati. Dopo questa piacevole pausa andiamo con le macchine in un bar di Casamorcia, dove incontriamo Michele, il nostro Cicerone su motorino che ci accompagna all’imbocco del sentiero che porta alla grotta.

Lasciamo le macchine, salutiamo Michele e proseguiamo a piedi. Giuliano sempre dietro. Arrivati all’ingresso della grotta, Giuliano tira fuori una corda da venti ed arma su naturale per la discesa, butta la corda giù e dice “il resto lo fate voi”. Sono mesi che non armo, ma mi faccio coraggio e vado giù, tutto bene, fino a quando non mi rendo conto che la corda non basta, mancano più di due metri.

Giuliano da sopra mi dice che può mandarmi giù la corda che mi serve, io accetto, ma so già che andrò giù con armo singolo di partenza. Pazienza, tanto non c’è altro modo.

Scendiamo, tutti tranne Fulvio. La grotta ha un ampia sala a forma di pentolone con tre diramazioni principali, una che va su e le altre che vanno verso il basso. Andiamo prima verso su, dove l’ambiente è ideale per porre la prima trappola e dove prendiamo una delle radici che penzolano dal soffitto. Fulvio ci ha detto che potrebbe metterla in soluzione, pulirla e sperare che sopra ci siano tracce di insetti.

Giuliano armato di piccone scava una buca dove pone al centro un barattolo con una soluzione di acqua e sale saturo. All’interno mette un tubicino in plastica per i rullini, che contiene carne marcia, poi ripone la terra attorno alla trappola, lasciando il coperchio del barattolo un po scoperto.

La stessa operazione la ripete sotto lo scivolo. Io e Marco lo aspettiamo, ma nell’attimo in cui Giuliano ripone il porta rullino nella buca, Marco si gira di scatto e scappa verso la sala principale in cerca di aria buona. Io lo seguo implorando di far presto. Bella l’entomologia, ma quanto puzza!

Finite di porre tutte le trappole usciamo, disarmo, recupero la corda e andiamo via, verso la birretta di commiato.

E’ sempre molto interessante vedere la propria passione da una diversa angolazione e stupendo arricchirla di un altro scopo. La nostra missione è andata buon fine!

Mentre sono a casa e metto a posto l’attrezzatura, sogno che in una delle trappole messe ci cadrà il nostro nuovo insetto: il ‘Duvalius Tenebris Verticalem’. Come ci ha ripetuto continuamente Fulvio: Sai la soddisfazione!

Pina P.

Categories: racconti

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