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IMG_996221 aprile 2014

Grotta di Monte Cucco, Costacciaro (PG)

Si nasconderebbe dietro questa sigla l’identità del più antico esploratore della Grotta di Monte Cucco finora conosciuto, la data: il 1499.

Lunedì 21 aprile,  Mirko Berardi (responsabile del Gruppo Speleologico CAI Gubbio – Buio Verticale) ed Elisabetta Carlino (storica dell’arte), durante un’esplorazione dedicata alla ricerca e alla documentazione di antiche iscrizioni all’interno del “ramo turistico” della Grotta di Monte Cucco, hanno fatto quella che potrebbe rivelarsi una sensazionale scoperta.

Un’iscrizione nascosta lungo una condotta secondaria, rimasta ignorata per, forse, più di mezzo millennio, “potrebbe” rivelarsi la più antica mai trovata in questa cavità, retrodatando di oltre 50 anni la prima visita documentata.

Potrebbe, perché la ricerca ancora continua e sta portando alla luce importantissime testimonianze di antichi esploratori, dai primi dati raccolti emerge una frequentazione assidua della cavità fin dal XV secolo.

L’antica iscrizione  si trova lungo il percorso seguito dai primi esploratori, ma in un punto stretto, in cui bisogna avanzare chinati, per questo motivo probabilmente essa potrebbe essere stata ignorata per secoli… Osservando bene, si possono leggere una F (o, in seconda ipotesi, una croce) ed una A, seguite dalla data, ben decifrabile, 1499. L’iscrizione è in stile gotico, tipico dell’epoca, come testimoniano la forma della F e della A coerente con il periodo storico di a cui risalirebbe.

Fino ad ora le iscrizioni più antiche rinvenute nella grotta erano quelle di un certo “Ludovico 1551” (probabilmente Ludovico Santacroce uomo d’arme fabrianese) e “Adromando 1555” (probabilmente Ghigi Adramando di Costacciaro valente capitano di ventura dell’esercito dell’Imperatore Carlo V nelle Fiandre), come segnalato anche da illustri esploratori del passato come Tommaso Agostino Benigni nel 1670 e Giambattista Miliani nel 1891.

Numerosissime e finora sconosciute le firme, individuate e documentate recentemente, di esploratori del 1500 e 1600, alcune delle quali di difficile decifrazione; un’opera che stanno portando avanti ormai da anni gli speleologi di Buio Verticale coadiuvati da illustri esperti storici e paleografi.

Purtroppo l’opera di decifrazione delle scritte è resa ardua da molti fattori, il numero smisurato di iscrizioni (se ne contano migliaia), il passare del tempo e gli elementi naturali che le hanno “sbiadite” e rese meno leggibili, la sovrapposizione di elementi più recenti, il passaggio delle persone nei secoli, l’occultamento dovuto alla realizzazione delle infrastrutture per la turisticizzazione della grotta e l’opera di cancellazione attuata dopo l’apertura al pubblico che, da un lato ha “ripulito” le concrezioni da alcune scritte imbrattanti recenti, ma dall’altro ha portato alla distruzione inconsapevole di alcune importanti testimonianze del passato.

L’opera di catalogazione e decifrazione di questo antichissimo “libro delle presenze” naturale purtroppo giunge quando ormai molto del patrimonio storico si è perso, ma queste nuove scoperte fanno sperare che qualcosa ancora si possa salvare.

Dallo studio emergono ogni giorno nuove sorprese, speriamo di darvi conto presto di altre interessanti scoperte come questa.

 

3 Responses so far.

  1. Mauro Mattei ha detto:

    grande scoperta…Grandiiii…

  2. Elisabetta Carlino ha detto:

    🙂

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