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20 aprile 2019, Monte di Casamorcia, Gubbio (PG)

Molte delle grotte del nostro territorio sono state già esplorate e descritte nel passato grazie al lavoro attento degli speleologi che ci hanno preceduto, un lavoro preziosissimo senza il quale molte di queste sarebbero ancora sconosciute.

Questo non significa però che l’esplorazione di queste cavità possa essere considerata definitivamente conclusa. Da un po’ di tempo infatti il nostro gruppo si sta occupando di rivedere molte di queste ”piccole grotte”, che spesso non hanno molto di più da dire rispetto a quello che è già stato scritto, ma che non di rado ci hanno riservato delle piacevoli sorprese.

Una di queste è la Grotta La Caldara che si trova al di sopra dell’abitato di Raggio sul Monte di Casamorcia a Gubbio.

Che si trattasse di una cavità interessante lo avevano già intuito i primi esploratori dello Speleo Club Gubbio (Biccheri e Cenni) che già nel 1964 realizzarono il primo rilievo topografico. Nella pubblicazione “Le cavità degli Preappennini e degli Appennini intorno alla zona di Gubbio” del 1972 il Dott. Federico Sollevati ne dà una approfondita e dettagliata descrizione.

Nonostante tale meticolosa opera di documentazione abbiamo voluto aggiornare i dati raccolti all’epoca rivisitando la grotta e realizzando un nuovo rilievo con strumenti più moderni e precisi.

Quello che abbiamo trovato però è andato oltre le nostre più rosee aspettative, a testimonianza del fatto che non bisogna dare nulla per scontato, specie in grotta. Anche se prima di noi sono passate decide di speleologi anche più esperti, c’è sempre qualcosa da scoprire…

Ma andiamo con ordine.

Sabato mattina pre-pasquale, all’appello siamo in 5, descrizione alla mano del percorso, grazie alla guida esperta di Michele che qui è di casa, saliamo per una strada sterrata e dopo aver attraversato alcuni uliveti e un tratto di bosco ci ritroviamo alla base del boschetto dove dovrebbe trovarsi la grotta.

La ricerca è abbastanza breve, anche se la posizione riportata non era molto precisa. Per prima cosa decidiamo quindi di rilevare nuovamente la posizione dell’ingresso con il GPS.

Questo è un piccolo buco che si apre nella formazione rocciosa della maiolica tra le radici di alcuni lecci, contornato di muschio, nel fitto del bosco.

Mentre prepariamo gli strumenti per il rilievo, Francesco arma e scende lungo lo scivolo iniziale. Dopo alcuni metri in leggera pendenza una calata di 6-7 metri nel vuoto immette in una sala, ci sono due vecchi spit un po’ malmessi, decidiamo di riarmare con un paio di multimonti.

Michele e Francesco sono già scesi e stanno perlustrando la grotta, che nessuno di noi conosce. Nel frattempo io, Marco e Pina iniziamo il rilievo.

L’ambiente appare da subito piuttosto popolato: chirotteri, geotritoni, dolicopode e altri piccoli invertebrati sono numerosi, il ramo ascendente è cosparso di depositi organici (guano di pipistrelli per lo più) che hanno creato una sorta di muffa verdastra che ricopre tutto, le radici delle piante (la grotta è piuttosto superficiale) penetrano all’interno della cavità creando delle suggestive “tendine”.

Uno scivolo in salita conduce alla parte terminale in alto dove una frana occlude quello che probabilmente era un ingresso naturale, vista ala presenza di detriti esterni; appare anche evidente che la morfologia della grotta è influenzata da una serie di fratture verticali nella roccia ben visibili.

La parte superiore è anche quella più ricca di speleotemi, anche se di dimensioni ridotte.

Il pavimento della sala centrale, che rappresenta il corpo principale della grotta, è costituito da un cono di detriti provenienti presumibilmente dall’ingresso sui quali spicca un piccolo muretto semicircolare a secco che fa pensare ad una frequentazione della grotta abbastanza assidua in passato. Sulle pareti alcune iscrizioni: CENNI (uno dei primi esploratori) e CALDARA (il nome della grotta) scritte presumibilmente dalla stessa mano con il nerofumo della lampada a carburo.

Il nuovo rilievo 3D

Nella parte bassa due stretti cunicoli orizzontali senza prosecuzione ed una breve strettoia che conduce ad una bassa saletta che termina dopo poco. Al fondo alcuni resti ossei  in una matrice fangosa che fanno pensare che la grotta finisca lì. Sulla sinistra alcuni massi di frana invece indicano un crollo cospicuo in epoche non lontanissime.

Fin qui nulla di nuovo, ma mentre ci accingiamo a finire il rilievo Michele ci fa notare un piccolo sprofondamento su un lato della sala principale, proprio sotto l’ingresso, nulla di che, ma visto che dobbiamo ancora finire il rilievo lo incito a togliere qualche sasso per vedere se prosegue.

Passano pochi minuti, Francesco e Michele togliendo alcuni sassi trovano un passaggio e spariscono… Un piccolo cunicolo si è aperto e dall’altro lato provengono esclamazioni di stupore: una nuova sala e una galleria che scende.

In men che non si dica abbandoniamo il rilievo e ci buttiamo tutti dentro al nuovo passaggio in preda all’eccitazione, al di là una bella saletta immacolata con al lato una frana di massi e una piccola galleria che scendendo prosegue di almeno una quindicina di metri. Proviamo per un po’ a proseguire verso il basso ma diventa troppo stretto, poi verso l’alto ma c’è una frana incombente che sbarra la strada, poi troviamo una piccola prosecuzione sulla destra tra i massi stessi della frana. Pochi metri e le nostre speranze si infrangono contro un passaggio troppo stretto. In totale rileveremo circa 30 metri di nuova grotta, poca cosa ma circa la metà di quella già conosciuta.

Ad un tratto un’ulteriore sorpresa, alzando gli occhi al soffitto Marco nota una scritta in stampatello “DRPM 1891”, lo stupore è grande, questa sala era ben sigillata e non c’erano tracce di frequentazione come può essere stata visitata quasi 130 anni fa? Forse la risposta è alle nostre spalle e sotto di noi, la frana che non sembra antichissima e che forse ha chiuso un vecchio ingresso.

La conferma della nostra ipotesi viene proprio dalla pubblicazione di Sollevanti, in questa si dice infatti che alcune testimonianze parlano del fatto che l’attuale ingresso “alto” si sia aperto in tempi non lontani a causa del crollo di quello vecchio.

Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile per la scritta, considerando anche che, rispetto alla parte superiore di questo “nuovo” ramo, la superficie esterna dovrebbe essere piuttosto vicina.

Il tempo di finire il rilievo e siamo di nuovo nella sala principale dove un raggio di sole dall’ingresso squarcia il buio come una spada di luce… questa grotta non finisce mai di stupirci!

Soddisfatti usciamo uno alla volta e disarmiamo, è passata da poco l’ora di pranzo e la fame si fa sentire, il sole splende alto, al rientro ci aspetta un lauto banchetto a casa Cernicchi.

Un’altra bella giornata si è conclusa, la gioia della doppia scoperta è grande, lo leggo negli occhi dei miei compagni di avventura.

Certo sono solo piccole scoperte se si pensa alle esplorazioni dei grandi sistemi carsici in giro per l’Italia e per il mondo, ma pensare di trovare qualcosa di nuovo dove molti prima di noi sono passati, riuscire ad aggiungere una pagina ad una storia già scritta è una piccola grande soddisfazione.

Mirko B.

Categories: grotte, racconti, slide

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