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09 marzo 2019

Grotta del Fiume, Frasassi, Genga (AN)

La maggior parte delle donne festeggia l’Otto Marzo in un ristorante con le amiche. Dopo accurata preparazione, indossa un bel vestito, si trucca con attenzione, scioglie i capelli appena phonati e sgambetta via su un tacco dieci.

Noi no. Noi ci svegliamo la mattina prestissimo, carichiamo in macchina pesanti sacchi speleo e guidiamo fino alla nostra meta. Una volta incontrate, ci prepariamo, riversando il contenuto dei sacchi per terra. Peschiamo una tuta che copre ogni beltà, arricchiamo il nostro outfit con imbragatura, bloccanti e discensore, raccogliamo i capelli per nasconderli sotto un casco e ci avviamo cariche di corde verso un buco umido dove il massimo del trucco che possiamo sperare è degno di un Pollock che dipinge con il fango.

Questa mattina è andata proprio così: sveglia alle 7:30, veloce vestizione inframezzata da ripetuti sbadigli e di corsa al Bar le Bighe a far colazione. Qui incontro Asia, carichiamo tutto in macchina e andiamo al secondo punto di incontro a Fossato, dove c’è un altra macchina con le eugubine, Sara, Lucia e Benedetta.

Vado io avanti, che per tanti anni son stata Fabrianese e le guido fino al parcheggio di San Vittore, pronte per la Grotta Rosa di quest’anno. Elettrizzate per Grotta del Fiume di Frasassi.

Qui aspettiamo Camilla del gruppo speleo CAI di Fabriano che ci farà da cicerone, Rita, una dei nostri ed Elisa, l’unica che vien da fuori zona. Appena la vedo vengo subito colpita da questo folletto dai capelli blu, che ci inonda di storie e parole, è un attimo e già sembra parte del gruppo da sempre.

Ci vestiamo e facciamo una foto, belle, sorridenti e soprattutto con le tute immacolate.

Ci incamminiamo in fila indiana lungo il fiume. Sono veramente curiosa della meta che ci siamo prefissate, la Porta del Paradiso. E’ un nome piuttosto altisonante, che promette chissà qual meraviglia. Si sa, la curiosità è donna (ma anche speleologa), quindi avrei voglia di chieder mille cose a Camilla, ma mi trattengo per evitar di esser petulante e faccio esercizio di pazienza.

La grotta del Fiume è sempre bella e carica di emozioni. E’ un continuo guardarsi intorno. E’ da assaporare, sarà anche la temperatura mite, ma ogni sosta che si fa per aspettar le altre è un dono. La testa gira e assorbe quella ricchezza barocca, stalattiti, stalagmiti, colonne, vele. E’ un’opera d’arte ricamata dall’acqua e dal calcare.

Il capolavoro più bello è proprio la porta del Paradiso. Ci arriviamo dalla sala Rosa, passando per un cunicolo adiacente alla sala Nera. Quel che vediamo ad un certo punto sulla nostra destra ci lascia senza fiato.

Un muro di pizzi e merletti di pietra circonda enormi fauci spalancate con stalattiti che cadono come canini. Il paradiso è oltre quella bocca e noi ci facciamo fagocitare. Una alla volta ci gettiamo oltre e finalmente la nostra pazienza viene ripagata da un gioiello riccamente concrezionato che solo Frasassi ci poteva donare.

Usciamo malvolentieri ancora esterrefatte e a quel punto ci raggiunge Marta. Adesso siamo al completo. Insieme ci dirigiamo verso il ramo Rhinoceronte-Mexico. La fisionomia di Frasassi qui si ripete ampiamente, mentre le pareti sono più bianche e meno sporche di fango. Non sarebbe male esplorare questa zona più a fondo.

Arrivate sotto al pozzo che conduce al ramo New-Mexico decidiamo di tornare indietro. Arriviamo all’uscita dove la visione del fiume limpido e del cielo terso ci accoglie.

Al parcheggio, scattiamo la foto del dopo grotta con tute e attrezzi infangati, coadiuvate dai guanti rosa, regalo di Lucia e un bel bicchiere di vino, offerto da Marta

Mentre mi cambio penso che anche se abbiamo gli stivali di gomma, la tuta sporca e il fango sul viso, tutta la nostra femminilità viene fuori lo stesso, in altro modo, diverso dal solito, che ci rende orgogliose e felici.

Eh si, la maggior parte delle donne celebra la Festa dell’ Otto Marzo in un ristorante con le amiche, noi no, noi preferiamo far parte della meravigliosa minoranza delle donne speleologhe.

Pina

Categories: blog, slide

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