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9-10 settembre 2017

Regione del Cucco Libero, Grotta di Monte Cucco, Costacciaro (PG)

Ogni anno cerchiamo di organizzare un’uscita al Cucco più impegnativa delle altre e di solito ci viene in mente uno dei  fondi. Anche quest’anno il primo pensiero va diretto a uno di questi, dato che sia il Miliani che il Franco li abbiamo scesi; la scelta va al Fondo dei Briganti. Iniziamo a prendere informazioni su quello che ci aspetta, sentiamo parlare di strettoie interessanti, armi esplorativi e altre cose simpatiche… decidiamo così di cambiare destinazione, dovremmo essere in tanti e il rischio è di dover affrontare lunghe soste e imprevisti vari, probabilmente non tutti arriveremmo all’obbiettivo prefissato.

Restiamo dell’idea di rimanere nelle zone nuove ma di andare verso l’alto, quest’anno non faremo nessun fondo, decidiamo di risalire fino al Pozzo del  Contatto.

Dopo una riunione per decidere la data e una cena per i dettagli ci ritroviamo in 8 a parlare dell’organizzazione dell’uscita ma l’unica cosa che ci trova tutti d’accordo è di dormire al Canin, poi alla seconda birra tutti i buoni propositi se ne vanno via. Intanto Arca ci informa che non sarà dei nostri causa lavoro come Fabrizio e probabilmente anche Mirko (con tutta sta crisi siamo gli unici che lavoriamo anche nel fina settimana).

Appuntamento ore 10:00 alle Camille, dopo che anche Sara per una partenza dubbia ci da buca rimaniamo in 4:  Marta, Valerio, Francesco ed io. La colazione si protrae più del solito e rimaniamo a parlare fino quasi le 11:00 prima di caricare le macchine e partire alla volta del Cucco .

Arrivati in cima al parcheggio mi ricordo che non sono passato in comune a prendere le chiavi quindi perdiamo ancora un’oretta.

Tornati su nuovamente ci cambiamo e prendiamo il sentiero per la grotta, arrivati in cima c’è già un gruppo di turisti che sta uscendo, decidiamo di approfittarne per mangiare considerando che sono quasi le 13:00, tutto con molta calma forse sappiamo che la permanenza sarà lunga e ci godiamo comunque gli ultimi istanti all’esterno, ma è ora di entrare ci chiudiamo il cancello alle spalle con gli ultimi turisti che ci guardano come degli alieni, ma sono convinto che molti vorrebbero essere al nostro posto.

Valerio prende la testa del gruppo mentre io resto dietro a chiudere, la discesa procede spedita e in poco tempo arriviamo al Canin, sistemiamo il campo dove dormiremo al ritorno, nel frattempo Francesco continua a chiederci informazioni sui famigerati cunicoli del vento dato che proprio nessuno ne parla benissimo, lo rassicuro che sono solo troppo lunghi ma di strettoie non ce ne sono anche se strisciare per 80 metri non è il massimo della vita.

Verrà con noi solo la corda di sicurezza e qualcosa da mangiare poi sempre con lo stesso ordine partiamo di li a poco siamo fuori e iniziamo la risalita. In un paio d’ore eccoci a Sala Agnese dove c’è il campo base per le esplorazioni ( ogni volta penso alla fatica che avranno fatto per portare su tutto quel materiale).

Piccola sosta e ci avviamo verso il Pozzo Parasecolo, questa volta sono io dietro a Valerio tanta è la voglia di risalirlo, ricordo la prima volta che ci sono arrivato mi ero appena affacciato e ne ero rimasto affascinato e anche un po’ intimorito, credo che siano passati un paio di anni da quell’uscita, ora le sensazioni sono diverse mi sento in qualche modo di far parte della grotta non mi fa più paura ma continua stupirmi.

Stiamo tutti risalendo il pozzo separati da lunghi tratti di corda e solo ora mi rendo conto di quanto sia maestoso, credo il più bello che abbia mai visto e mi perdo a guardare tutto intorno a me tanto che non mi rendo quasi conto che sono arrivato all’ultimo frazionamento.

Valerio ululando frasi irripetibili mi sveglia dal mio fantasticare, è arrivato in cima dopo tanto spazio tutto finisce in una strettoia/meandro con tanto di assenza di appoggi per i piedi.

Con fatica riusciamo a passare tutti, Marta ovviamente non ha problemi e mi guarda come dire: “tutto qui?”, a Francesco invece prende un crampo proprio in mezzo alla strettoia (quando ci si mette la sfiga), ma con un po’ di stretching da “terza categoria” risolviamo tutto.

A questo punto risaliamo la Dama Bianca dove troviamo una bella strettoia su meandro da superare strisciando, decido di andare comunque e in effetti non è proprio comoda, ma abbastanza corta.

Gli altri mi aspetteranno mentre vado a vedere, cerco di capire dove andare seguendo i punti del rilievo, la grotta cambia ora ci sono massi instabili e grandi fratture, bisogna fare più attenzione. Dopo qualche arrampicata non troppo sicura e qualche passaggio aereo decido di tornare indietro, farsi male in queste zone sarebbe veramente stupido.

Raggiungo gli altri e dopo averli informati della situazione decidiamo di non proseguire. Il ritorno è decisamente più veloce e penso che se la progressione fosse solo in discesa ci sarebbero un sacco di speleo in più, ma non è cosi e a confermarlo sono i cunicoli del vento questa volta in salita ahimè. Piano piano risaliamo e vorrei contare le volte che spingo il sacco ma come sempre rinuncio a 50/60.

Iniziamo a prepararci per la notte, Francesco e Valerio mangiano un boccone e si infilano nei sacchi, io e Marta restiamo a parlare un po’ scambiandoci impressioni e soprattutto a mangiare una minestra calda che ci sembra buonissima, ma siamo sicuri che a casa non la mangeremmo nemmeno sotto tortura. Finita la cena ci accorgiamo che è passata la mezzanotte e ci infiliamo anche noi nei sacchi un po’ dormendo e un po’ ascoltando il rumore dei sassi che cadono e dell’acqua .

Alle 7:20 suona la sveglia e anche se siamo svegli da un po’ la voglia di uscire dalle tende è poca, non fosse altro per il pensiero di rimettere la tuta bagnata, ma dobbiamo ripartire e prendiamo coraggio. Preparo il tè per tutti, piccola colazione e ripartiamo, Valerio e Francesco avanti io e Marta a chiudere.

La risalita procede lentamente, la fatica del giorno prima si fa sentire e i sacchi si incastrano dappertutto, ma la grotta è anche pazienza e ascoltiamo il nostro corpo distribuendo bene lo sforzo. Arriviamo al baratro e mangiamo qualcosa, lì incontriamo Matteo e Lorenzo del gruppo di Perugia impegnati a finire una parte del rilievo alla Regione Urbinate, facciamo due chiacchiere e ci salutiamo (anche se non ci si vede quasi mai sono sempre molto disponibili e cordiali dovrebbero essere un po’ tutti come loro).

Ormai la giornata è quasi conclusa, raggiungiamo gli altri che ci aspettano all’ ingresso, fuori piove ma non ci spaventa, mancano dieci minuti all’una così aspettiamo i restanti 10 minuti, e sono 24 ore di grotta. Ora però tutti da Walter, al bar Le Bighe, dove come sempre ci prepara da mangiare anche fuori orario e senza preavviso, lì ci raggiunge anche Mirko per sentire le impressioni a caldo e bere una birra insieme.

Come sempre ringrazio i miei compagni di grotta , quelli che non sono potuti essere con noi e tutto il gruppo Buio Verticale che mi permettono di continuare a vivere queste esperienze ogni volta uniche e diverse dove la cosa più importante è l’amicizia che ci lega. Il tempo passa ma i ricordi di queste piccole avventure rimarranno anche quando non andremo più nelle profondità della terra, ma resteremo per sempre speleologi.

Per finire voglio riportare le parole di Giovanni Badino “ il gruppo c’è quando ci sono delle persone con intenti, desideri e ricordi comuni, non quando c’è un capo“

Claudio L.

Categories: grotte, racconti, slide

One Response so far.

  1. Francesco.Q ha detto:

    Claudio bellissimo racconto!!

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