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P100012001 maggio 2015

Monte Ansciano, Gubbio (PG)

Era da un po’ di tempo che volevamo tornare a rivedere una delle grotte più interessanti del territorio eugubino, la Buca del Diavolo.

Nome suggestivo quanto ricorrente nella toponimia delle grotte del territorio umbro, una piccola apertura che nasconde una serie di pozzi verticali in sequenza raggiungendo la profondità complessiva di circa 50 metri.

Grotta interessante anche se non si intravedono grandi possibilità di prosecuzione vista la posizione e la litologia. L’apertura, piccola e nascosta dalla vegetazione, non è di facile individuazione trovandosi su una ripida scarpata e infatti se non fosse stato per Mirko Puletti che si ricordava l’esatta ubicazione saremmo rimasti un bel po’ a girare con la speranza di trovarla.

È il primo maggio e, mentre aspettiamo l’arrivo degli amici triestini della Boegan in visita dalle nostre parti, decidiamo di dedicare una mezza giornata a ritrovare e ridiscendere questa piccola cavità. Siamo in 5: io, Mirko P., Giorgio B., Francesco P. e Fabrizio.

Mentre ci prepariamo diamo un’occhiata alla ripida scarpata che ci aspetta, saliremo dal basso visto che il sentiero dall’alto è poco praticabile, in realtà di sentieri dal basso non ce ne sono affatto e superato il ruscello che scende a fondo valle iniziamo la ripida salita aggrappandoci ora a un ciuffo d’erba ora a un cespuglio.

Salendo approfittiamo per raccogliere un po’ di asparagi… molti asparagi, tanto che la sera riusciremo a farci fare una bella frittatina al ristorante, per trenta persone.

La salita è dura, la vegetazione complica di molto il compito riducendo la visuale e costringendoci a continui cambi di direzione.

Finalmente ci siamo, Mirko come un segugio sembra aver individuato la strada giusta, ci siamo, di fronte alla piccola spaccatura rimaniamo tutti un pochino attoniti, non l’avremmo mai ritrovata da soli, specie con tutta questa vegetazione cresciuta intorno.

Tiriamo fuori corde e imbrachi, si comincia a scendere mentre alcuni aspettano fuori… armiamo sui vecchi spit esistenti e di tanto in tanto aggiungiamo qualche nuovo multimonti per scendere in maggior sicurezza (fortunatamente ci siamo portati il trapano), arriviamo in fondo al primo articolato pozzo e continuiamo a scendere verso il secondo e ultimo che necessita di maggiore attenzione vista la presenza di molti massi incastrati, un piccolo pendolo ed eccoci sull’ultima verticale di una decina di metri.

Sul fondo della grotta partono un paio di meandri, stretti e poco attraenti, non solo per le caratteristiche fisiche ma anche per la puzza che sprigiona una carcassa di cinghiale, di certo caduta giù non molto tempo addietro, probabilmente precipitato dentro a causa dell’ingresso verticale e poco visibile.

Ci guardiamo un poco intorno, facciamo due foto e decidiamo di tornare su disarmando, la salita appoggiata comporta la caduta di qualche sasso ma nulla di preoccupante, basta fare attenzione.

Fuori gli altri ci aspettano curiosi, nel frattempo è arrivato anche Marco, che ci guarda dal fondo della valle, ci prepariamo e scendiamo giù a capofitto, in poco tempo siamo in fondo.

Ci cambiamo a casa di Francesco, una birretta per rinfrescarci dopo le fatiche giornaliere e siamo pronti per andare al rendez-vous con gli amici triestini che ci aspettano già in centro, sarà un week-end memorabile.

Un’altra piccola cavità rivista, che forse merita degli altri sopralluoghi, magari anche solo per rifare il rilievo, o per riarmarla in vista di qualche piccola uscita. Un altro piccolo tassello che si unisce al mosaico della conoscenza del nostro territorio da lasciare agli speleologi di domani.

Alla prossima avventura.

Mirko

Guarda altre foto su: https://www.flickr.com/photos/buioverticale/albums/72157658227543811

Categories: grotte, racconti

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