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04-11 giugno 2018

Monte Cucco, Costacciaro (PG)

Lunedì pomeriggio, è un po’ che aspetto di vedere questa grotta, ne ho sentito parlare più volte e mi ero ripromesso di andarci a dare un’occhiata prima o poi; la fortuna mi è venuta incontro quando un paio di settimane fa Claudio, Marta e Matilde, durante una battuta esplorativa, hanno trovato gli ingressi di questa piccola grotta, a strapiombo sulle pareti nord est del Cucco.

Alle prime foto si sono aggiunte le descrizioni e dopo aver fatto due più due abbiamo capito che era proprio lei, la Grotta di Sabbado Russo. A dire il vero abbiamo faticato un po’ a riconoscerla visto che i rilievi esistenti trovati on-line sono un po’ approssimativi e/o parziali.

Così abbiamo deciso di tornarci, per rifare il rilievo e verificare se davvero, come sembra, punti direttamente verso la Grotta di Monte Cucco ed in particolar modo verso la Sala degli Stambecchi (o dei Faraoni) che dista in pianta poche decine di metri.

Durante la prima uscita di rilievo siamo io e Claudio, il meteo non sembra malaccio, imbocchiamo da Pian delle Macinare la Val Rachena, ci aspettano circa 45 minuti di cammino e 300m di dislivello, anche se belli carichi dentro al bosco si sta bene, in lontananza nubi che promettono qualche temporale in serata, ma dovremmo tornare prima.

Saliamo abbastanza velocemente in quota poi scendiamo un po’ lungo il crinale erboso ed eccola lì nascosta in una nicchia, un ingresso tondissimo in alto, uno in basso e altri piccoli buchi quasi in parete, la posizione e l’aspetto promettono bene.

Ci prepariamo, valutiamo il da farsi, diamo un’occhiata meticolosa in giro; entreremo dal basso poi dopo faremo il rilievo della parte alta, prendiamo il punto gps dell’ingresso con precisione, siamo a circa 1420 m, prepariamo gli strumenti per il rilievo ed entriamo.

Nella parte bassa si striscia per una ventina di metri in mezzo a una miriade di moscerini, a tratti è anche molto stretto. Finalmente dopo una trentina di metri si giunge in ambienti “abitabili”, poi si entra in una bella saletta con due diramazioni basse e larghe. Sopra di noi il pozzetto che porta nella parte alta della grotta, anche quella molto angusta, in fondo troviamo anche un piccolo pozzetto che sale con una breve prosecuzione, ma chiude dopo pochi metri.

Sulla galleria terminale, che sembra puntare verso la Grotta di Monte Cucco, un tentativo infruttuoso e forse poco convinto di scavo.

Su una parete una scritta GSB 1957 (sigla che indica, storicamente, il Gruppo Speleologico Bolognese, ma non avendo altre informazioni non possiamo fare ipotesi attendibili in merito), segno che le esplorazioni in questa grotta sono state intraprese in un’epoca antecedente rispetto a quella che credevamo.

Facciamo qualche foto ma il freddo si è fatto pungente, mettiamo un caposaldo fisso visibile dal ramo superiore e decidiamo di uscire per finire il rilievo dall’altra parte. Strisciamo fuori, il tappeto di sassi appuntiti rende fastidiosa la progressione, specie se uno si è dimenticato le ginocchiere.

Un attimo per riprendere fiato e riscaldarsi un po’, poi prima di entrare proviamo a fare qualche misura visto che abbiamo appena acquistato una piccola stazione meteorologica portatile e siamo curiosi di testarla.

Proviamo a misurare temperatura, umidità relativa e la velocità delle correnti d’aria nelle gallerie superiori; l’ingresso alto come previsto aspira, anche se in modo intermittente (d’altronde la differenza di quota con quello inferiore è veramente poca); a una ventina di metri dall’ingresso la temperatura è ancora alta rispetto a quella del ramo inferiore e rispetto a quella aspettata per una grotta a questa quota, ma visto che aspira aria esterna ci può stare. Raccogliamo un po’ di dati interessanti e ricominciamo con il rilievo.

Strisciamo lungo gli stretti cunicoli un po’ fangosi fino a raggiungere il pozzetto che scende verso la parte inferiore della grotta dove abbiamo lasciato un caposaldo ben visibile dall’alto, colleghiamo il rilievo e ripartiamo tornando verso l’esterno. Ci sono un po’ di cunicoli che abbiamo visto scendendo, li ispezioniamo minuziosamente, niente aria, tutto strettissimo.

Solo un cunicolo attrae la nostra attenzione, siamo un po’ in ritardo con i tempi, che facciamo? Tiriamo dritti o ci lanciamo un caposaldo? Mi affaccio sembra ci sia una piccola saletta… “ma si dai, siamo qui, facciamo un lavoretto preciso. Lanciamo un caposaldo nella saletta”, Claudio si infila nello stretto passaggio…

Seguono esclamazioni di stupore ed urla di gioia. Scendo frettolosamente anche io… cunicoli che diventano gallerie… ma c’è un pozzo e una grande galleria sotto… non si vedono molte tracce nel fango e forse sono le nostre, non ci sono scritte o spit… è roba nuova? Probabilmente no ma sul momento l’entusiasmo è grande visto che sui rilievi esistenti questa zona non c’è… rimaniamo col dubbio, anche se il passaggio che abbiamo fatto è talmente evidente che chiunque se ne sarebbe accorto!

Proviamo ad affacciarci sulla galleria sottostante, bisogna scendere 5-6 metri, lanciamo dei sassi, la corda  l’abbiamo lasciata fuori, insieme alla sacca d’armo. Proviamo a scendere sfruttando dei piccoli cunicoli ma è  troppo rischioso, nel frattempo Claudio prova a scendere in opposizione, rimango sopra nel caso qualcosa andasse storto, dalla galleria sottostante sento la sua voce allontanarsi, prima verso sinistra, prosegue un po’ poi torna, stringe, poi prova verso destra, anche lì sembra chiuda.

A differenza del resto della grotta qui fa un freddo boia ma aria niente. Non essendoci circolazione forse è una sorta di trappola per il freddo, l’aria fredda entra ma non riesce a uscire.

Di tre cose a questo punto siamo certi: che in questa zona probabilmente c’è stata poca gente, che i rilievi esistenti sono incompleti e che oggi certamente non riusciremo a finire il rilievo.

Usciamo con l’intento di tornare a breve e così faremo.

A una settimana di distanza siamo di nuovo qui, stavolta in tre, si è aggiunta Marta che insieme a Claudio è salita dopo pranzo, mentre io li ho raggiunti poco dopo.

Con Claudio ci incontriamo all’ingresso, raggiungiamo Marta che sta armando per sicurezza la piccola discesa, con lei continuiamo il rilievo mentre Claudio esplora qualche piccolo passaggio ignorato la volta precedente.

Il lavoro si protrae a lungo e il freddo si fa sentire, abbiamo sondato ogni possibile prosecuzione, trovato un bel po’ di resti ossei, resti di un coltello (segno che comunque qualcuno c’è stato).

Usciamo finendo il rilievo delle gallerie superiori… è fatta, stasera messa giù la poligonale e unita ai dati della volta scorsa avremo un’idea più chiara di dove va la grotta.

Il giorno dopo, messo giù il rilievo, contatto Matteo Guiducci (che insieme agli altri ragazzi del GS CAI Perugia, è impegnato nel complesso e lungo lavoro di rilievo della Grotta di Monte Cucco) e gli invio il rilievo georeferenziato della grotta per confrontarlo con quello della Grotta di Monte Cucco e cercare qualche punto di contatto.

Dopo poco la sua risposta conferma le supposizioni avanzate fin dall’epoca delle prime esplorazioni: la Grotta di Sabbado Russo punta direttamente verso al Grotta di Monte Cucco (in direzione esatta della Sala dei Faraoni), la distanza in pianta tra le due grotte si aggira (errori gps permettendo) sui 28 metri. Pochi se si pensa alla grandezza del sistema carsico di Monte Cucco, sufficienti per scoraggiare un tentativo di congiunzione, la cui utilità tra l’altro sarebbe comunque dubbia vista la posizione del possibile nuovo ingresso.

La grotta si è rivelata comunque interessantissima dal punto di vista speleologenetico, faunistico e paleontologico, anche se le possibilità esplorative sembrano scarse.

Comunque torneremo a darci un’occhiata…

Mirko B.

Categories: racconti, slide

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