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10406842_10202186541024372_5770208697408235557_n11 gennaio 2015

Voragine Boccanera, Monte Cucco, Costacciaro (PG)

Appuntamento come di solito al Bar Le Bighe di Scheggia. Partiamo per il Monte Cucco.

Arrivati a Pian delle Macinare ci aspettano anche Mauro e tre amici del Centro Speleologia Montelago: Daniele, Laura e Monica.

La nebbia e il vento avvolgono tutto in un forte e gelido abbraccio.

Avvicinamento quasi tutto in discesa, con la consapevolezza che il ritorno sarà… tutto in salita.

Ci inoltriamo subito nel bosco, sembra incantato: gli alberi e il muschio verde smeraldo ricoprono le radici degli alberi, le rocce fanno capolino qua e là.

Anche la temperatura cambia in modo spaventoso, il vento si calma, mentre qualche gocciolina di pioggia cade sulle nostre teste.

Sono felice ed entusiasta come sempre, una nuova avventura è alle porte, una nuova esperienza da portare a casa inconsapevole di quello che mi sta aspettando.

“Immagina che non esista il paradiso, è facile se ci provi, non c’è l’inferno sotto di noi… Sopra di noi, soltanto il cielo.” (Imagine – John Lennon)

Con queste parole voglio raccontarvi l’ultima avventura alla “Voragine Boccanera”.

Non mi era mai successo prima d’ora di sentirmi così: per la prima volta ho paura.

Non so perché, ma arrivati alla grotta, mentre salgo per raggiungere l’ingresso, vedo un’enorme voragine.

Mi aspettavo la solita entrata, un buco, o semplicemente… una grotta. Invece quell’immensa apertura, la profondità, il vuoto sotto di me, mi toglie il respiro.

Continuo a guardarmi intorno, sento il mio cuore battere veloce, sembra che le gambe non mi sorreggano più.

La paura ha avuto la meglio. Ma non posso fare brutta figura, gli altri entrano meravigliati, stupiti. E io con il cuore in gola me ne sto zitta con la mia immensa paura.

Mi allongio: il vuoto sotto di me e il traverso da passare. Volto le spalle alla voragine e riesco ad entrare. Dietro di me la Franci, la guardo e le confido la mia inquietudine. Lei cerca di farmi coraggio, ma la mia ansia sale sempre di più. Mauro mi sente e mi dice: “Non ti preoccupare, è normale. Ci sono io che ti guardo”.

Prendo il discensore in mano, mi metto in tiro, prendo la corda, ma sbaglio il verso. Insomma non mi ricordo più nulla. Penso solo che ancora devo scendere e risalire. Mauro continua a darmi coraggio e Mirko sotto di me è piccolo, lontano, la lucina del suo casco, minuscola…

Inizio a scendere, arrivo al frazionamento. Ora sono sola e sospesa. Mi allongio, guardo in alto la luce entrare, forte, impetuosa, come voglia dirmi qualcosa. Mi faccio coraggio, cambio corda e provo a scendere.

Ho tanta paura, appoggio i piedi a terra, e ancora un traverso, guardo giù sotto di me 50 metri nel vuoto, o forse più, il buio.

Coraggiosamente, con i nervi tesi, tirati come corde, raggiungo Mirko. Una strettoia, più strettoia della mia vita. Entro con le gambe e con tutta la mia ansia: non sono più sospesa, non sono più in pericolo, non devo più avere timore. Posso sentirmi al sicuro, avvolta dalla roccia, ma continuo ad aver paura.

Scivolo velocemente, il casco che sbatte, gli attrezzi che si impigliano, le gambe che cercano un appoggio, Oddio, penso, oramai sono qui e devo passare per forza. E piano piano, con i gomiti doloranti, riesco ad uscire.

Vedo le lucine dei caschi, piccole, sotto di me. Sono tre, quindi tre frazionamenti. L’aria si incanala con forza nella strettoia, come se volesse dirmi: “E’ qui l’uscita”. Poi quella voce: “Libera!”.

Tocca a me scendere. Allora sì che sale la paura. Il silenzio che si sente nella grotta, il tintinnio degli attrezzi risuona nelle mie orecchie. Scendo trovando la forza solo per non creare problemi agli altri.

Io, quella coraggiosa, quella spericolata, ho una tremenda paura. Passo il primo frazionamento e come per miracolo ricomincio ad aver fiducia in me, tanto ormai devo scendere per forza. Continuo a pensare alle parole di Giorgio “’l Bere” che solo due giorni prima diceva: “E’ una grotta facile!!”. Sarà facile per lui, per me è un vero disastro.

Arrivati in fondo al pozzo un’altra strettoia, un cunicolo buio, largo appena trenta centimetri, ho l’impressione che le pareti si stringano sempre di più. Non è eccitante per me come sempre era stato.

Entro strisciando come un serpente, l’ansia e la paura tornano di nuovo a farsi sentire, non vedo la fine e non posso tornare indietro perché non c’è abbastanza spazio. Le gambe in su’ e la testa in giù: posso solo andare avanti. Intanto il rumore dell’acqua si fa sentire sempre più forte.

Una cascata piove sopra di noi, il fango ci arriva fino alle ginocchia, imbrattando le nostre attrezzature.

Poi una montagnola di fango scivolosa dove arrampicarsi fa cambiare i nostri umori, soprattutto i miei: le risate, le prese in giro mi tolgono di dosso la paura, poi salendo arriviamo alla “Sala del Canto”.

Dopodiché il ritorno. Tutto da rifare: cunicoli, pozzi, frazionamenti e traversi. Ma non ho più paura. Non so cosa sia cambiato; di sicuro però non dimenticherò questa grotta.

E’ stata per me una vera vittoria. Una piccola grande impresa, che ricorderò per tutta la vita.

Sabrina

Categories: grotte, racconti

4 Responses so far.

  1. Mauro Mattei ha detto:

    Grande Sabri…

  2. L.claudio ha detto:

    Brava Sabri …qualcuno dopo il boccanera ha pensato
    di smettere…=)

  3. Lorenzo Pierini ha detto:

    Brava!! Il Boccanera fa questo effetto. Mette alla prova i nervi da subito… Se vuoi entrare devi tirare fuori le palle, senza pietà, senza eccezioni.
    Come ha detto Claudio, c’è gente che non è riuscita a scendere e gente che non ha fatto un solo frazionamento…e poi ha smesso.

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