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22 giugno – 01 luglio 2018

Cala Gonone, Dorgali (NU), Supramonte, Sardegna

Ci sono luoghi che ti rimangono nel cuore, in cui ti senti un po’ a casa, dove ci sono amici cari che, anche se non vedi da tanto tempo, sono sempre pronti a farsi in quattro per accoglierti al meglio.

Il Supramonte è uno di quei luoghi, pur essendo aspro e selvaggio ha tutto quello che uno speleologo e un amante della natura può desiderare: grotte immense e stupende, canyon profondissimi, pareti rocciose da capogiro, montagne e mare, storia e tradizione, insomma un piccolo paradiso naturalistico.

Questa è la stata la nostra seconda spedizione speleologica in questo luogo meraviglioso, dieci giorni di intense emozioni e di bellissime esperienze, come al solito non ci siamo risparmiati e, pur alloggiando a due passi dal mare, abbiamo raggiunto l’obbiettivo di tornare più pallidi di quando siamo partiti.

Il programma ambizioso era quello di fare una full immersion tra trekking, speleologia, torrentismo, arrampicata e subacquea, e, a parte un giorno di parziale riposo, abbiamo tenuto fede ai nostri intenti.

Un sentito e affettuoso ringraziamento va ai nostri amici sardi che ci hanno accolto come sempre a braccia aperte, facendosi in quattro per farci sentire a casa e per permetterci di visitare luoghi meravigliosi che, senza il loro supporto, non avremmo mai potuto vedere.

Un grazie in particolare a Francesco, Alessio, Antonio, Elisa, Andrea ed Emanuela per averci fatto compagnia e averci supportato e sopportato. Un ringraziamento speciale anche alla Sezione CAI di Cagliari nella persona del suo presidente per l’aiuto e l’assistenza fornitaci.

Il bilancio della nostra spedizione è senz’altro positivo, certamente rispetto alla passata esperienza abbiamo fatto più i “turisti” e ci siamo goduti di più questo splendido luogo in ogni suo aspetto.

Per quel che mi riguarda era la prima esperienza in trasferta con Davide, mio figlio, un anno da poco compiuto, che in Sardegna ha visitato la sua prima grotta e fatto il suo primo trekking impegnativo, niente male direi.

Naturalmente non sono mancati alcuni contrattempi ed alcuni cambi di programma, dovuti anche all’esigenza di riposarsi ogni tanto.

Sveglia sempre presto la mattina, anche nonostante i bagordi della sera prima, tutti stranamente sempre puntuali ai rendez-vous, pochi intoppi o contrattempi e naturalmente tante risate e divertimento.

Grazie a tutti della fantastica esperienza.

Mirko B.

Di seguito il racconto scritto a più mani:

22/06/2018 – giorno uno, venerdì… il viaggio!

Partenze leggermente sfalsate, un gruppetto di quattro ci ha preceduto partendo nel primo pomeriggio, il grosso del gruppo (altri tredici) partirà nel pomeriggio viaggiando di notte, il diciottesimo uomo ci raggiungerà martedì. Siamo in tanti e coordinarci non sarà facile. Viaggio tranquillo, l’alba che illumina le coste sarde è stupenda, il cielo un po’ grigio, l’aria insolitamente fresca per la stagione.

23/06/2018 – giorno due, sabato… l’acclimatamento!

Mentre il primo gruppetto ancora dorme ci accingiamo a percorrere la statale 131 in direzione Nuoro (Dorgali), all’orizzonte appaiono le pareti calcaree bianco grigiastre del Supramonte, un paesaggio magico che evoca tanti bellissimi ricordi della passata spedizione. Sembra di non essere mai tornati dall’ultima volta.

Per quelli che non ci sono mai stati in questi luoghi è tutto nuovo, agli altri brillano gli occhi nel riconoscere sagome, forme, luoghi che evocano ricordi ed emozioni ancora vive e forti. La nostra meta si avvicina, lasciamo la superstrada e ci addentriamo nelle sinuose stradine dell’entroterra, superiamo il Lago del Cedrino, foto d’obbligo al magnifico panorama. Poi l’arrivo a Dorgali, luoghi familiari: lì abbiamo bevuto una birra, lì siamo stati a cena, lì abbiamo messo benzina, ci sentiamo a casa…

Il bivio per Cala Gonone ci proietta verso il mare, azzurro, cristallino, anche se un po’ offuscato dalle nubi e dal vento di tramontana. Abbiamo quattro appartamenti, due in riva al mare e due più in collina, sistemazione comoda quest’anno viste le esigenze familiari e il programma ambizioso.

Il tempo di sistemarci e siamo già in marcia: Cala Fuili la nostra prima destinazione nel pomeriggio, una sorta di acclimatamento, tuffetto al mare, il tempo di asciugarsi e subito lo spirito d’avventura prende il sopravvento e ci ritroviamo a camminare lungo la codula (cioè la valle o gola scavata dal fiume ora in secca). Saliamo per un bel po’ gettando sguardi increduli alla miriade di grotte, buchi, buchini che vi si aprono, quasi attoniti camminiamo per qualche chilometro infilandoci qua e la in qualche anfratto, ammirando la forza della natura che ha originato questi luoghi. Dietro ogni curva una sorpresa, fatichiamo a decidere quando tornare indietro… “arriviamo solo fino a lì, poi torniamo”, “ormai ci siamo, andiamo a vedere quel buco”.

Negli occhi di tutti lo sguardo entusiasta dei bambini di fronte a un parco giochi immenso. Naturalmente c’è chi ha portato l’attrezzatura e non perde tempo provando qualche via d’arrampicata.

Si è fatto un po’ tardi e bisogna rientrare, se queste sono le premesse… ci sarà da divertirsi.

24/06/2018 – giorno tre, domenica… Grotta Lovettecannas!

Sui monti sardi, tra capre e maialini selvatici, si apre un piccolo varco coperto da rami, al di sotto del quale si dirama la grotta Lovettecannas, una grotta che parla per metà francese e metà Sardo che ci prepariamo ad affrontare nel nostro secondo giorno nell’isola.

Arriviamo all’ingresso verso le dieci, accompagnati da Francesco Secci del gruppo speleo CAI di Cagliari. La grotta scende, dopo le ultime esplorazioni, per oltre 600 mt e non è armata, infatti entriamo solo con la tuta e senza attrezzatura. Francesco ci racconta che è stata scoperta negli anni 90 da un gruppo di speleologi francesi in vacanza in Sardegna, attualmente è ancora in esplorazione dagli speleosub, che stanno tendando di passare i vari sifoni che si trovano al fondo.

La prima parte della grotta corre lungo una frana, fino al passaggio chiamato ‘la chiave’ ed è rossa, asciutta, stretta e arzigogolata. Talmente labirintica che per trovar la via giusta bisogna seguire dei catarifrangenti fissati sulla roccia, gialli per entrare, rossi per uscire. Sembra una caccia al tesoro, è un continuo urlare: ”Trovato! È di qua!”.

Oltre ‘la chiave’ inizia forse la parte più bella della grotta, quella delle grandi sale e dei piccoli gioielli.

E’ un susseguirsi di arrampicate, scivoli, pozzetti, in cui bisogna aver fede e lasciarsi andar giù… e bassotti. E si, bassotti. Qui le strettoie sono indicate così, il disegno di questo buffo cane appeso all’ingresso dei cunicoli ricorda che bisogna appiattirsi e strisciare.

Ogni bassotto è un imprecazione di alcuni dei nostri, che le contano come le tappe della via crucis, ma alla fine le strettoie risultano molto meno complicate di quelle a cui siamo abituati.

Andando avanti alcune sale che si susseguono, Polifemo, Yeti, Les Serac, sono talmente grandi che mi sembra che la luce si stia scaricando. Rimango ammutolita, mentre incredula cerco di regolare la frontale.

La progressione va veloce, ma su due zone, ‘il fiume’ e la sala ‘Les vas nu pieds’, il tempo rallenta.

Il primo è un meandrino attraversato da un piccolo torrente, il quale solca rocce granitiche e calcaree erose dall’acqua, ricche di venature di diversi colori. Il rosso, il marrone e il giallo, resi brillanti dal fiumiciattolo, si susseguono sotto i nostri piedi. Il rumore dell’acqua che scende alla fine del meandro in una cascatella ci fa sentire come in una sala di attesa dove trovar refrigerio prima di ricominciar il frenetico sali scendi sui massi di crollo.

Il secondo è una sala a forma di lente, un disco volante ipogeo con alla base una serie di vaschette di roccia  piene d’acqua e sul soffitto una cascata di cannule, come i rami di un salice piangente. Qualche stalagmite completa il quadro che ammiriamo incantati.

Decidiamo di far qui la foto di gruppo. Mirko B. prepara la macchinetta, e dopo tre tentativi andati a male, undici sorrisi su facce rosse di terra e di fatica sono finalmente immortalati in questa splendida cornice.

-200, la grotta è abbastanza impegnativa, andando avanti usciremmo troppo tardi. Ci consultiamo e decidiamo di far dietro front.

Di nuovo si arrampica, si impreca, si fan battute stupide ma alla fine la luce… anzi no, ahime, la pioggia. Pazienza. Siamo stati veloci a risalire, usciamo prima del previsto. Ci avviamo alle macchine, pensando già al dopo grotta e alle prossime avventure qui ad Ichnusa.

Pina P.

Qualche peripezia automobilistica lungo le sconquassate e allagate strade dell’entroterra, birretta da Babbai e si rientra.

25/06/2018 – giorno quattro, lunedì… Cala Luna, Grotta di Ispinigoli

Oggi era in programma di andare a Su Gorropu, ma nel pomeriggio sono previste piogge, così decidiamo di non rischiare.

Optiamo quindi per una breve escursione per raggiungere Cala Luna nella mattina, poi nel pomeriggio alcuni preferiscono fermarsi al mare, un altro gruppo torna in anticipo in traghetto e decidiamo di andare a visitare la grotta di Ispinigoli.

Il meteo peggiora e la pioggia ci raggiunge proprio quando stiamo uscendo per entrare in questa piccola grotta turistica, che in realtà è solo uno degli ingressi di un complesso carsico molto esteso.

Si accende la luce, si apre il cancello, la guida ci da le prime indicazioni: carina, molto concrezionata, si vede che l’acqua ha avuto moltissimo tempo per scolpire e modellare le sue forme. La scala un po’ angusta e un po’ datata ma la vista vale la pena, sembra di guardare un altare barocco.

La grotta è un po’ verdolina, effetto dei tanti anni di illuminazione artificiale che hanno favorito la nascita di alghe.

Alla base della sala, dove spicca una maestosa colonna di circa trenta metri (che si dice essere tra le più alte d’Europa), ci affacciamo sul pozzo che collega questa parte della grotta a quella sottostante, qui campeggia la lapide in ricordo di Eraldo Saracco, grande speleologo qui deceduto.

Sul fondo di questa grotta, che si narra essere frequentata fin dall’antichità, il ritrovamento di alcuni ornamenti e frammenti ossei forse di epoca fenicia, che hanno fatto nascere il mito che vi si compissero sacrifici, da qui il nome anche di “abisso delle vergini”.

Fuori è tornato il sole che filtra attraverso l’ingresso, si torna in riva al mare.

Stasera tutti a cena insieme per salutare Andrea ed Emanuela che ci sono venuti a trovare da Cagliari.

“Di grotte ne ho viste tante ma questa è un po’ speciale perché con me c’è Davide, è la sua prima grotta… ha poco più di un anno e lo sguardo indagatore e attento di chi la sa già lunga. Mentre scendiamo i gradini che portano alla base della grande colonna al centro della sala, un po’ perplesso e spaesato si guarda attorno, sta in silenzio, tocca la roccia, osserva e ascolta le parole della guida. Non so cosa stia pensando dietro a quegli occhietti curiosi, ed è troppo piccolo perché possa ricordarsi di questa esperienza… ma l’imprinting è fondamentale!” Mirko B.

26/06/2018 – giorno cinque, martedì… Valle del Lanaitto: Su Bentu, Sa Oche, Su Gologone

Click click fanno i moschettoni. Si aprono e si chiudono sul cavo d’acciaio, mentre undici lucine in fila progrediscono sulla ferrata di Su Bentu.

L’obbiettivo è arrivare fino alla Grandissima frana; per lo più è una speranza, considerando gli orari imposti dall’ente gestore della grotta.

Click click calpestando marmitte fossili, scallops e colate di calcare.

Su in cima al canyon penso alla pazienza con cui l’acqua ha scolpito quest’autostrada di roccia. Guarda che meraviglia!

Eh si, stamattina la levataccia è servita.

Purtroppo Francesco non è potuto venir con noi, per fortuna Mirko B. qualcosa si ricorda e poi: chi si è mai perso in autostrada.

Prima di arrivare al lungo traverso abbiamo superato spediti, il Primo ed il Secondo Vento, camminando su un letto di sabbia (beati i Sardi che non conoscono la sensazione del rimaner invischiati con gli stivali nel fango).

E adesso siamo qui. Click click fino ad un bivio, dove rimaniamo fermi ad aspettare Mirko B. e Valerio che vanno in avanscoperta cercando la strada giusta, mentre Arca generosamente distribuisce cioccolato al peperoncino, che picca dopo un quarto d’ora,  ma ci da una bella carica subito.

Ripartiamo fino ad una calata di circa quindici metri che ci porta alla base del canyon. Da lì ricominciamo a risalire su una cengia e arriviamo finalmente al campo ESA.

Rimango a bocca aperta, pronunciando esclamazioni di meraviglia ad ogni passo, mentre due lacrimoni mi scendono sulle guance.

Non avevo mai visto nulla di simile e penso che se reagisco così a questo, alla Grandissima frana svengo.

Salendo su una collinetta su un lato della sala, in mezzo alla sabbia, scorgiamo una piccola tavola fatta con le pietre. Ci accomodiamo e svuotiamo tutto il commestibile che abbiamo nelle nostre sacche davanti a noi.

Riposati e a pancia piena, dopo aver guardato gli orologi, decidiamo di andar avanti un po’ oltre la teleferica e tornare indietro.

Ripartiamo dunque. La teleferica è li davanti a noi tesa su 40 metri di vuoto. Uno alla volta montiamo su e l’attraversiamo. Saliamo fino a delle marmitte fossili, che suonano sotto i nostri piedi come timpani. Arriviamo su una cengia, mettiamo le longe su un traverso e rimiamo seduti lì, mentre Mirko B., Claudio e Valerio vanno in avanti in esplorazione.

Che fare, li seguiamo o ripieghiamo? Ma si, retro front! Ci facciamo qualche foto facendo finta di essere astronauti appena sbarcati su Marte o turisti distesi a prendere il sole al mare. E poi, l’illuminazione: perché  non scrivere BV sulla sabbia? Ma come farlo?

Facile! Marta si siede per terra e il Bere la trascina per i piedi. Abbiamo appena inventato lo speleo-aratro, l’unico che fa i solchi col… va bè.

Dopo questa parentesi golidardica ci ritroviamo tutti di nuovo al campo ESA e riprendiamo la via del cavo d’acciaio.

Click click. Click click. Click click…

Pina P.

Usciti da Su Bentu giretto veloce per vedere la risorgenza di Sa Oche, impressionante vederla in secca e vedere le foto di quando va in piena. Birretta d’obbligo per festeggiare il compleanno di Mirko P., poi via verso un’altra tappa importante… l’impressionante risorgenza di Su Gologone!

Ad accoglierci una sorta di piccola oasi verdissima con un bel laghetto e un parco con alberi altissimi, in mezzo a una valle arida. L’acqua, proveniente dalla grande spaccatura, risorge da grande profondità (oltre 130 mt), come testimoniano le innumerevoli immersioni eseguite… è fredda e limpidissima, viene voglia di farci un tuffo, ma è severamente vietato.

27/06/2018 – giorno sei, mercoledì… Grotta Luigi Donini

Il grosso del gruppo oggi andrà alla Grotta Luigi Donini, una cavità che si può percorrere come una forra in discesa, l’abbiamo visitata anche nella passata spedizione, ma in un’annata molto più arida.

Quest’anno di acqua all’interno ce n’è molta di più e le parti da fare a nuoto sono notevolmente aumentate, naturalmente lo spettacolo è sempre grande, così come l’impressione di uscire di nuovo alla luce del sole sul ciglio di un gran salto che si affaccia sulla maestosa gola di Su Gorropu.

Esperienza come sempre entusiasmante, resa ancor più divertente dall’insolita presenza, in questa stagione, di una discreta quantità di acqua dovuta alla primavera piovosa.

Dopo la grotta consueta nonché obbligatoria tappa da Babbai per rifocillarsi.

Il resto del gruppo oggi si è un po’ diviso: chi ha preferito il mare, chi un’escursione in Mountain Bike lungo il rio Flumineddu, chi una passeggiata nella zona di Baunei per visitare l’area di As Piscinas e la voragine di Golgo (o Su Sterru) e la Codula di Luna, chi ancora, verso Berchida, una visita all’Oasi di Biderosa.

Insomma ci siamo sparpagliati un po’.

28/06/2018 – giorno sette, giovedì… relax, trekking e immersioni!

Oggi giornata di alleggerimento, il gruppo si ancora divide per meglio assecondare le esigenze e i desideri di tutti… C’è chi opta per il trekking e la visita al villaggio nuragico di Tiscali, chi per un’immersione subacquea, chi per il mare, cristallino e azzurrissimo come non mai visto l’arrivo del maestrale. Nel pomeriggio ci sarà spazio anche per andare a provare qualche via d’arrampicata.

29/06/2018 – giorno otto, venerdì… Grotta del Bue Marino!

Oggi la formazione è quasi al completo.

Ieri è stata una giornata di preparativi, Elisa, Antonio, Francesco e Alessio hanno fatto l’impossibile per permetterci di visitare uno dei gioielli del Supramonte, la Grotta del Bue Marino… non finiremo mai di ringraziarli.

Permessi da chiedere, documenti da inviare, autorizzazioni che devono arrivare… ma alla fine ci siamo.

Oggi con noi c’è anche Alessio, arrivato ieri con la famiglia; sveglia presto, alle 9:00 dobbiamo essere all’ingresso e ci vuole circa un’oretta a piedi. Puntualissimi ci presentiamo all’ingresso nord dove ci aspetta un’amara sorpresa: il cancello è chiuso e i gestori della grotta che devono aprire, arriveranno solo alle 10:30. Un piccolo malinteso, dopo un iniziale scoramento ci mettiamo il cuore in pace, qualcuno azzarda un bagno dagli scogli, osserviamo l’incessante transito di imbarcazioni con gente simpatica che ci saluta come strani esseri arrampicati su uno scoglio.

Passano talmente gommoni che si potrebbe cambiare il nome della località: Cala Gommone invece di Cala Gonone, eppure dovrebbe essere una delle aree marine protette più belle d’Italia… bella si, bellissima, ma sulla protezione ci sarebbe qualcosa da dire.

Finalmente arrivano anche i traghetti che portano i visitatori alla grotta turistica e dopo poco la guida ci raggiunge, vediamo la luce avvicinarsi, aspettiamo davanti al cancello come belve affamate e scalpitanti… ragazzo simpatico, ci apre il cancello dell’ingresso nord e ci buttiamo dentro come un fiume in piena, percorriamo una parte di grotta asciutta poi arriviamo all’ingresso del ramo sud.

Altro cancello, superiamo la fila interminabile di turisti, prima gli stranieri, poi gli italiani, tutti ci osservano come degli alieni: casco, muta, grandi zaini, colori sgargianti; “sorry” “please” “scusate” “permesso”, abbiamo un po’ fretta, abbiamo le ore contate, dobbiamo tornare prima che i cancelli della turistica si chiudano, alle 17:00, se no bisogna tornare per mare a nuoto.

Finiscono le passerelle, attraversiamo l’acqua e ci prepariamo sulla spiaggetta prima di iniziare il nostro viaggio.

Oggi con me ho la nuova fotocamera con il suo scafandro nuovo nuovo, non ho ancora confidenza coi comandi, proviamo cosa esce fuori, per ora galleggia, il che è già qualcosa.

Tutti sanno quanto non ami l’acqua e oggi la vera scommessa sarà vedere quanto anch’io riesco a galleggiare e nuotare, sono l’ultimo ad entrare nel primo lago… non posso affondare, ho anche il giubbetto di salvataggio (che acquisto!!).

Già dalle prime bracciate a nuoto si intuisce la bellezza di questa grotta, mentre le luci si allungano nell’acqua le esclamazioni di stupore si mescolano ai gridolini di freddo per l’acqua che entra nella muta.

Tratti a nuoto si alternano a tratti di acqua più bassa o spiagge, sale enormi, in cui l’acqua a scavato forme sinuose. Non siamo abituati a questa tipologia di grotte, abituati a pozzi, strettoie, freddo e fango.

Siamo in tanti e abbiamo luci potenti ma riusciamo a illuminare solo una piccola parte della grotta: fantastico, spettacolare, grandioso, temo di aver finito gli aggettivi di stupore tant’è che dopo aver ripetuto le stesse parole più volte abbiamo continuato a camminare e nuotare in religioso silenzio.

I riflessi dell’acqua, le pareti che cambiano colore ad ogni passo, è un susseguirsi di immagini che difficilmente dimenticherò, forse è una delle cose più belle che ho mai visto, lo so, lo dico spesso, ma ogni volta mi meraviglio di quanto la natura possa creare cose spettacolari.

Camminiamo, nuotiamo, ci arrampichiamo, nuotiamo e camminiamo ancora, il tempo si è come fermato e con gli occhi sgranati ci muoviamo per le immense gallerie contemplando ogni dettaglio. Solo a tratti il silenzio è interrotto da esclamazioni di stupore, sul soffitto compaiono le prime concrezioni incredibilmente articolate, cannule lunghissime, colonne gigantesche, quasi irreali.

Un tratto con ciottoli neri lucenti, qualche laghetto ancora, una parete di concrezioni da attraversare, una svolta ancora, quello che sembra l’ennesimo passaggio basso in acqua in realtà è il primo sifone, insuperabile senza attrezzatura sub… e una grande preparazione tecnica!

Ci aggiriamo ancora un po’ estasiati in questa parte della grotta, saloni in cui il soffitto relativamente basso contrasta con la vastità dell’ambiente.

Fatichiamo a decidere di tornare indietro, ma qualcuno è infreddolito, tornando ci fermiamo di tanto in tanto a fare qualche foto, il passo è lento, siamo in anticipo sulla tabella di marcia, solo l’idea di poter tornare prima o poi a rivedere questa meraviglia ci persuade a camminare e nuotare verso l’uscita.

Siamo arrivati, si vedono le passerelle della turistica, un ultimo sguardo indietro poi si esce.

Il mare ci attende, cristallino e azzurro come sempre, ci cambiamo e usciamo nuovamente dal lato nord.

La passeggiata sotto il sole cocente del primo pomeriggio ci restituisce la giusta dimensione termica dell’estate sarda dopo le ore passate nell’acqua fresca.

Il panorama con la costa a picco sul mare e le mille calette è magnifico, ma gli occhi sono ancora troppo pieni della bellezza del Supramonte sotterraneo per poterlo apprezzare a pieno.

Mirko B.

30/06/2018 – giorno nove, sabato… Su Gorropu!

Uno dei canyon più grandi d’Europa, una meraviglia che sono questa regione antica e selvaggia poteva ospitare. La gola di Gorropu è una di quelle cose che proprio volevamo vedere, percorrendo la statale orientale sarda l’abbiamo ammirata così tante volte in lontananza che la voglia di visitarla è troppo forte.

Ma oggi c’è anche chi non ha resistito al richiamo del mare ed ha deciso di farsi un giretto in gommone per le numerose e bellissime calette, è l’ultimo giorno a disposizione, come biasimarli.

Noi scarpinatori decidiamo di partire di buon mattino, famiglie e figlioletti al seguito, così da evitare le ore più calde della giornata.

L’escursione di un paio d’ore per raggiungere l’ingresso della gola è piacevole per lo più all’ombra della vegetazione che circonda le sponde del rio Flumineddu.

Di fronte a noi all’improvviso l’enorme entrata della gola, con le pareti che si innalzano a picco per centinaia di metri, uno spettacolo maestoso.

All’ingresso la guida ci parla un po’ dell’ambiente che ci circonda e ci illustra i vari percorsi: verde, giallo, rosso, già presagendo che, agguerriti come siamo, ci arrampicheremo finché la natura ce lo permetterà.

Non c’è mota gente, d’altronde è abbastanza presto, ci addentriamo nella gola arrampicandoci sui sassi e sui tronchi di vecchi ginepri caduti dall’alto.

Fine del percorso verde, si continua a salire ma con un pochino più difficoltà, intorno un paesaggio quasi alieno con enormi massi bianchissimi, levigati, tondeggianti, segno delle immense forse che hanno agito qui. Intorno le pareti portano i segni delle vicende geologiche che le hanno scolpite.

Fine del percorso giallo, breve sosta, poi un gruppetto più agguerrito si arrampica su per il percorso rosso, un po’ più tosto, fino al grande anfiteatro e allo specchio d’acqua che delimita la parte visitabile senza attrezzatura.

È difficile descrivere in modo comprensibile la bellezza e la maestosità di questo luogo, bisogna solo vederlo coi propri occhi.

Tornati indietro ci rifocilliamo all’ombra di qualche pianta, poi la tentazione di fare un tuffo nelle gelide pozze d’acqua sorgiva prende il sopravvento.

Il percorso di ritorno con il caldo del pomeriggio è più stancante, ma niente che una birretta e un gelato non possano alleviare.

La sera cena da Babbai, tramonta l’ultimo sole di questa vacanza-avventura in sardegna; una luna gigante e rossastra sale dal mare, un ultimo regalo di questa terra meravigliosa.

01/07/2018 – giorno dieci, domenica… si riparte, in parte!

Rifare le valigie porta sempre con se un po’ di malinconia, ma quando si sta bene insieme anche il viaggio stesso fa parte della vacanza.

Tutto pronto, non sembra vero che sia già finita, ma ogni attimo passato in terra sarda è stato indimenticabile, la strada verso il porto è solo l’atto conclusivo della nostra avventura, dietro di noi le montagne si allontanano per lasciare spazio al mare, poi alle colline poi di nuovo alle nostre montagne.

Il pranzo in autogrill, l’attesa del traghetto, il viaggio in mare passato a chiacchierare e riguardare le foto della vacanza, lo sbarco e la pizza a Civitavecchia, l’ora di fila in macchina per colpa dei lavori in corso, l’arrivo alle due di notte a casa dove, a dire il vero, fa un po’ freschino.

Un’altra parte del gruppo ripartirà domani con calma.

Ultimi messaggi in chat, tutti arrivati a casa… e si pensa già a quando ripartire.

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