Buio Verticale Home Page

IMG_172828 dicembre 2014

Grotta del Chiocchio, Castagnacupa, Spoleto

Il sole non ha ancora fatto capolino quando ci incontriamo nel gelido parcheggio prima di partire per questa nuova avventura.

Ormai avvezzi ai caldi focolai domestici e alle abbuffate natalizie ci domandiamo in silenzio quale strana forza ci spinga ad infilarci in un luogo buio, stretto, bagnato e freddo piuttosto che continuare a rotolarci nel tepore delle soffici coperte.

Ma come sempre la voglia di avventura prevale sulla pigrizia. Si parte! Il viaggio è come sempre lungo ma piacevole. Salendo verso Castagnacupa il cielo si fa sempre più grigio, l’aria frizzante.

Sono passati ormai 50 anni da quando venne raggiunto il fondo della Grotta del Chiocchio e oggi siamo qui con l’intenzione di raggiungere di nuovo la massima profondità a -514 mt. Non che l’impresa sia nuova o straordinaria, ma alcuni di noi non ci sono mai stati e per chi ha ancora poca esperienza rappresenta un bel banco di prova.

Approfitteremo del fatto che, grazie agli amici del GGP CAI Terni, la grotta è armata per metà; negli ultimi mesi è stata effettuata un’importante campagna di messa in sicurezza degli armi con la posa in opera di ancoraggi chimici fino al fondo, così le corde sono rimaste lì in attesa che i lavori vengano completati, probabilmente proprio durante questo fine settimana.

Abbiamo comunque con noi un bel po’ di materiale per riarmare il primo pozzo e tutti gli altri dal Centenario fino al fondo.

Arrivati al parcheggio vicino all’ingresso incontriamo gli amici ternani che ci comunicano i loro progetti, finire di resinare alcuni traversi e poi disarmare, quindi se vogliamo andare al fondo dobbiamo, uscendo, togliere anche le loro corde fino al Pozzo della Conta.

Siamo in tanti, ci sono anche molte nuove leve, ci dividiamo in due squadre, una con l’intenzione di andare al fondo, l’altra di arrivare fin dove riesce…

Sacchi in spalla e via, le condizioni dentro dovrebbero essere buone, visto l’inverno asciutto, ma ahimè ieri c’è stato un nubifragio, speriamo che la quantità d’acqua lungo i pozzi non sia aumentata tanto altrimenti sono dolori.

Le prime strettoie purtroppo non ci rassicurano, c’è acqua che scorre, non tanta da essere pericolosa, ma dopo i primi passaggi stretti siamo praticamente tutti zuppi.

Scendiamo ancora, i primi pozzi confermano i presagi, la doccia è praticamente garantita ad ogni passaggio, se continua così ci sarà da ridere in profondità.

Una cascata precipita dal laghetto pensile, l’acqua aumenta, non ci siamo, bisogna prendere una decisione, di questo passo arrivare al fondo potrebbe essere rischioso.

A volte bisogna saper rinunciare… ci sono ostacoli che non bisogna affrontare per forza, solo per il gusto della sfida o per ostinazione.

Un breve consulto, siamo tutti d’accordo, conosciamo bene la grotta e se qui c’è tutta quest’acqua dopo non potrà che aumentare, così come aumenterebbero le difficoltà, il dispendio di energie, i tempi di permanenza. Inoltre fuori il meteo è incerto e se usciamo tardi potremmo trovare neve.

Insomma decidiamo di desistere dai nostri propositi, cioè di ridimensionare i nostri obbiettivi: lasciamo i sacchi alla base del primo pozzo, viaggeremo leggeri portando dietro solo il necessario, fino al Centenario, fin dove è armato.

Così speriamo di essere più veloci e, pur essendo bagnati, non dovremmo sentire freddo. Alla fine si tratta comunque di un gioco, la grotta sarà qui anche la prossima volta e magari ci accoglierà meglio.

Si va giù rapidamente, l’acqua aumenta, ad ogni frazionamento una piccola doccia, cerchiamo di non fermarci mai.

Dopo il pozzo della Conta incontriamo Giorgio, Giada, Andrea e gli altri amici ternani al lavoro sui traversi. Con noi solo metà del nostro gruppo, gli altri si dovrebbero fermare alla Conta, poi cominciare a risalire, noi andremo almeno fino al Centenario disarmando per recuperare le corde del GGP.

Arrivati sopra al Centenario un ruscello impetuoso scorre ormai sotto i nostri piedi per poi tuffarsi proprio sulla verticale dove passa la corda. Scendere vorrebbe dire fare una bella doccia, figuriamoci salire…

L’immenso salone lì sotto ci guarda, va beh dai, torneremo…  tiriamo via la corda e facciamo marcia indietro.

Arrivati ai traversi ci attende una sorpresa dolce-amara, sono arrivati anche tutti gli altri… che bravi!! Anche gli amici ternani hanno quasi finito e stanno per risalire. Ci suddividiamo il materiale da portare su e riprendiamo il cammino.

La speranza era che il secondo gruppo si fosse fermato prima e già fosse sulla via del ritorno, invece ora ci ritroviamo in 16 in coda sotto i primi pozzi lunghi: ci sarà da aspettare, ci sarà da sentire freddo. Per fortuna sono tutti discretamente veloci e l’attesa non è eccessiva.

Approfittiamo per mangiare qualcosa e cambiare le batterie delle lampade, tiriamo fuori i teli termici, spariamo cavolate, spostiamo sassi per scaldarci… siamo tutti zuppi come se fossimo stati in forra, restare caldi non sarà facile. Parte prima chi sente freddo, via via tutti gli altri.

Salendo la fila si snellisce e gli ultimi pozzi sono praticamente liberi, l’uscita si avvicina.

Fuori deve essere un freddo boia: un’aria gelida e tagliente si infila lungo le strettoie iniziali, all’esterno la neve cade copiosa coprendo velocemente tutto con un sottile strato bianco.

Ci cambiamo intirizziti, c’è anche chi è fuori da un’oretta e certamente non dimenticherà facilmente il freddo patito. Un’altra piccola lezione imparata: a volte non bisogna avere fretta di uscire, specie quando non si hanno le chiavi della macchina dove sono i vestiti di ricambio. In grotta può essere dura ma fuori le condizioni possono essere addirittura peggiori.

Indossati i vestiti caldi e asciutti, e messo il riscaldamento “a palla”, le dita dei piedi cominciano a scongelarsi piano piano.

Dopo una sosta al bar per rifocillarci cominciamo lentamente a riprendere colore e la temperatura corporea ridiventa  normale, si torna a casa.

Anche se le cose non sono andate proprio secondo i piani, il divertimento ha di certo superato la delusione per la mancata conquista.

Lo speleologo bravo è comunque quello che la sera torna a casa sorridente.

Mirko

Categories: grotte, racconti

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.