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19 febbraio 2017

Grotta del Chiocchio, Castagnacupa, Spoleto

“Il fondo del Chiocchio” sembra il titolo di un vecchio film in bianco e nero, che racconta di imprese straordinarie, di lotte feroci contro una natura avversa e capricciosa…

Niente di tutto ciò, in realtà questo è il racconto di una normale domenica mattina in cui, svegliati all’alba dal desiderio di andare in grotta, ci siamo messi in macchina alla volta di Castagnacupa, piccolo paesino nascosto tra le colline spoletine.

L’idea è  quella di andare al fondo visto che molti dei partecipanti non ci sono mai stati, anzi molti di loro non sono nemmeno mai venuti in questa grotta, la curiosità è tanta.

Ogni volta andare al Chiocchio è un piccolo viaggio, più di un’ora di strada, stradine strette, bivi da prendere che ogni tanto col passare del tempo si cancellano inspiegabilmente dalla memoria. Questa volta va tutto liscio, ci vediamo a Fossato di Vico, ci compattiamo nelle macchine, facciamo la conta dei presenti e degli assenti, siamo in 7.

Colazione a San Giovanni di Baiano, in pasticceria, dove evidentemente la barista, avvertito certamente il nostro senso di gruppo, decide insindacabilmente di farci il conto unico, come al ristorante.

Rifocillati affrontiamo gli ultimi chilometri di curve e tornanti, ci siamo, la giornata si preannuncia splendida, con un po’ di riluttanza ci infiliamo nelle rigide tute, e con uno sferragliare tipico delle mandrie al pascolo ci avviamo verso l’ingresso.

Abbiamo svariati sacchi al seguito, pieni di corde e moschettoni, ci sono infatti da riarmare sia il primo pozzo che quelli dal Centenario in giù, fortunatamente gli altri sono stati lasciati armati dagli amici ternani che stanno lavorando laggiù ad una risalita.

La discesa è veloce, con qualche pausa ogni tanto per ricompattarci, dedico un po’ di tempo ad osservare ancora meglio le forme di questa bella grotta, strano come certi dettagli rimangano impressi nella memoria e come altre cose ci sfuggano.

Dopo i primi pozzi la grotta perde verticalità e i passaggi si fanno meno intuitivi, procedo a memoria ma mi accorgo che ogni tanto gli altri rimangono attardati, forse per chi si avventura quaggiù per la prima volta deve sembrare tutto più complicato di quello che è.

Oggi siamo fortunati, non c’è molta acqua, in poco tempo siamo sopra al tiro in libera del Centenario, mettiamo giù la corda, con grande ottimismo scendo sicuro che, vista la scarsità di acqua, non ci si bagni.

Come non detto, faccio una mezza doccia, arrivato in fondo preparo il materiale per armare i pozzi che seguiranno, poi provo ad avvertire gli altri di mettere un deviatore, altrimenti in risalita sarà una doccia completa… ma Valerio è già dietro di me mentre Claudio ha già oltrepassato il punto critico.

Aspettiamo un attimo gli altri che sono indietro, mentre comincio ad armare vedo una lucina affacciarsi, è Marta, ci pensa un po’, poi scende; Mattia, Sara e Tatiana si affacciano sulla grande verticale e desistono, stanchezza e appagamento hanno vinto sulla voglia di scendere ancora.

Proseguiamo: Barutolo, Lalla, Ciclopi… Marta decide che per lei oggi basta così e comincia a risalire. Scendiamo ancora armando veloci, grazie ai nuovi ancoraggi resinati si procede spediti, l’unico problema è la scheda d’armo che è un po’ cambiata.

Abbiamo corde in abbondanza ma l’ultima mi sembra cortina, scendiamo il pozzo dello Gnu poi l’Anatra, arrivato all’ultimo frazionamento sfilo gli ultimi metri di corda dallo zaino… è corta! Forse mancano due o tre metri. Disfo il frazionamento e metto un deviatore corto, sembra ci funzioni, scendo, sciolgo anche il nodo, la corda arriva quasi a terra… è andata!

Do la libera, mi raggiungono Claudio e Valerio, vedo le loro facce sorridenti, ricordo l’emozione della prima volta che sono sceso quaggiù, erano altri tempi e in compagnia di vecchi amici avevamo affrontato cascate impetuose al limite dell’incoscienza. Oggi è tutto diverso, c’è sempre scorrimento ma più docile e gli schizzi d’acqua in faccia sono quasi rinfrescanti.

Proviamo a fare una foto di rito, e dopo vari tentativi di “selfie” decidiamo per il più classico e meno pretenzioso “autoscatto”.

Una rapida occhiata intorno e il pensiero corre subito agli altri che stanno risalendo, chissà se riusciamo a riprenderli prima dell’uscita.

Mentre aspetto gli altri che risalgono osservo dei bellissimi fossili di crinoidi e quelli che mi sembrano brachiopodi incastonati nella roccia, ce ne sono migliaia, scatto qualche foto, mi sembra quasi vederli fluttuare nel fondale marino.

Cominciamo a risalire disarmando, tiriamo su le prime corde, Claudio prende un sacco pieno e sale, io e Valerio rimaniamo a tirar su le altre corde e a rimpinzare i sacchi.

Al centenario siamo già belli carichi, salgo imprecando sotto una doccia incessante, quasi in cima mi sposto e metto un deviatore sperando di far risparmiare almeno in parte il bagno a Valerio.

Tiriamo su l’ultima corda e partiamo alla rincorsa degli altri, i sacchi pieni e pesanti ci rallentano un po’ ma sotto ai Novelli arrivano le prime voci e vediamo le lucine sopra di noi, gli altri sono in cima ma ci siamo quasi.

All’improvviso un boato, pensiamo a un sasso o un sacco caduto, poi quando ci confrontiamo con gli altri capiamo che si è trattato probabilmente di un piccolo terremoto.

Saliamo ancora e sotto l’ultimo pozzo riprendiamo Marta e Claudio che ci aiutano con l’ultima corda da disarmare, gli altri poco più avanti sono già all’uscita, siamo totalmente bagnati nonostante il periodo quasi di secca.

Fuori gli ultimi raggi di sole brillano ancora, ci cambiamo sfruttando il tenue calore del tramonto mentre contrattiamo per la cena promessa a casa di Tommy.

Sosta al bar a Baiano per un aperitivo sontuoso che sembra allestito per noi, non ci facciamo pregare e tra una birra e un bicchiere di vino ci gettiamo sul banchetto. Tommaso ed Elisa nel frattempo hanno acceso il fuoco e mentre le prime salsicce sfrigolano sulla brace ci aspettano a casa loro a Eggi.

Non c’è niente di meglio per concludere una bella giornata di un gruppo di amici intorno a un tavolo; tra una risata e un brindisi ricordiamo le tante avventure passate insieme e fantastichiamo su quelle future.

Mentre la strada buia scorre archiviamo un’altra bella esperienza vissuta insieme… alla prossima.

Mirko B.

 

 

Categories: racconti

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