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02 luglio 2017

Grotta di Monte Cucco, Regione del Cucco Libero, Ramo dei Gessi

Ci sono luoghi che immagini da tempo e che, per un motivo o per l’altro, non sei riuscito mai a vedere nonostante ci sia passato davanti tante volte.

Luoghi nascosti nel ventre della terra, remoti e poco visitati, dove solo alcune tracce lasciano intuire il passaggio degli altri esploratori. Ambienti così lontani dalla vita delle persone normali che sembrerebbero appartenere ad un altro pianeta.

Il Ramo dei Gessi è un po’ così, non so perché ma me lo sono sempre immaginato diverso, meno aspro e meno grande; invece mi trovo a scendere in questi ambienti vasti e articolati che stento a riconoscere come appartenenti alla Grotta di Monte Cucco.

Come se ci fosse una grotta parallela al di là dei Cunicoli del Vento, del tutto differente da quel “Cucco” che ogni speleologo conosce bene.

Queste gallerie che scendono velocemente sono ampie e levigate dal passaggio di quantità enormi di acqua, il pavimento solcato da piccoli meandri che diventano via via più imponenti, segno del ringiovanimento di quelle che un tempo erano condotte forzate. E poi paleo sifoni, sale di crollo, camini ascendenti, concrezioni e tanto gesso, il segno di un’evoluzione lunga e complessa le cui fasi siamo ben lungi dal comprendere per intero.

Insomma come se la Grotta di Monte Cucco avesse due personalità, una sorniona e l’altra selvaggia, una che si lascia scoprire con difficoltà, metro dopo metro, e l’altra che spalanca le sue infinite porte e ci lascia solo l’imbarazzo della scelta, tanto non riusciremo mai a vedere tutto.

Entriamo abbastanza presto, con me ci sono Valerio, Marta e Claudio, andiamo giù senza fretta, metri di corda corrono dentro ai discensori, in un’oretta circa siamo al salone Canin. Quasi senza fermarci imbocchiamo i Cunicoli del Vento, poi il meandro e poi le risalite, su fino a Sala Agnese.

Piccola pausa  per mangiare qualcosa, poi saliamo e imbocchiamo la grande galleria in discesa; poche corde, qualche arrampicata scivolosa, tutto fa pensare a un posto non molto frequentato, qualche bivio che esitiamo un po’ a prendere, tunnel cosparsi di candidi blocchi di gesso.

Lo sguardo cerca di cogliere ogni dettaglio, curioso cerca di scorgere le possibili prosecuzioni, intorno niente di familiare. Scendiamo per circa un’oretta, alternando qualche tratto in arrampicata a brevi calate su corda, fino ad una bella sala di crollo con una biforcazione, siamo quasi  a due terzi del ramo, decidiamo di tornare indietro, si è fatto tardi e di strada ce n’è da fare.

Il ritorno è tranquillo, il sibilo della corda che corre tra le pulegge e il ritmico pedalare scandiscono il tempo, il buio squarciato dal nostro passaggio ha un sapore diverso, nuovo e familiare. Con calma scendo poi salgo poi scendo ancora, come in una danza ipnotica, i pensieri però sono più forti del silenzio.

I Cunicoli del Vento sono scomodi come sempre, tanti ricordi sono legati a questi luoghi, passo davanti alla targa che ricorda l’amico Cristiano, esploratore generoso e appassionato, mi sembra di sentire la sua voce che al telefono mi racconta delle meravigliose scoperte in questa parte di grotta… non siamo mai riusciti a venirci insieme.

Al Salone Canin “sembra ormai di essere a casa”, tante volte lo abbiamo detto con Marco; lui ed Elisa, neo sposi, sono appena ripartiti per l’Australia, la loro nuova casa, con loro ho condiviso le più belle avventure in questa grotta:  imprese, risate, conquiste e fatiche… amicizia vera sopra e sottoterra.

La Burella, sembra sempre più lunga, breve sosta ai Barbari per mangiare l’ultimo pezzo di pizza spappolato e infangato, un sorso d’acqua, le lucine degli altri si arrampicano già lungo il Baratro, si riparte e ricomincia lo stillicidio dei pensieri.

Penso a mio figlio Davide, che da meno di tre mesi ha cambiato la mia vita, in realtà è un pensiero che non mi lascia mai, questa è la prima uscita impegnativa da quando è nato.

A volte quando si ha molto da perdere si tende ad essere più riflessivi. Molte volte mi sono detto: “Forse dovresti essere più prudente”, “forse dovresti avere più timore”, “forse non dovresti essere quaggiù solo per la tua curiosità personale”, “forse dovresti essere a casa con Francesca e con tuo figlio tra le braccia”, forse…

Invece sono qui, appeso a questo sottile filo di nylon intrecciato e non provo paura, certamente non sono un incosciente e neanche uno sprovveduto. Questo è il mio ambiente, questa è la mia vita, una parte l’ho vissuta proprio così, sul bordo di un abisso, con più voglia di scendere che paura di cadere. Forse non avrò mai la possibilità di condividere queste emozioni con mio figlio, ma non sarei un padre migliore se rinunciassi a viverle e fare ciò che amo.

La lunga scala stasera ha un sapore diverso, siamo fuori, c’è ancora luce, un’altra avventura domani sarà archiviata tra i ricordi più belli.

A casa abbraccio il mio piccolo nanetto, quante cose vorrei raccontargli, ma lui dorme tranquillo… sarà per la prossima volta.

Mirko B.

 

Categories: grotte, racconti, slide

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