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09 novembre 2019

UNA LUNGA STRADA PER TORNARE DOVE TUTTO EBBE INIZIO

Da piccoli, la nostra generazione maturava già un certo spirito avventuriero, a tratti incosciente. Prima ancora di diventare adolescenti ci allettava l’idea di scoprire luoghi nascosti, circondarci di natura “selvaggia”, risalire ruscelli, arrampicarci su un dirupo; ma un po’ per l’età, un po’ per le ossa fragili, un po’ per la poca esperienza alcuni territori erano destinati a pazientare diversi anni prima di rincontrarci…. E adesso eccoci qua!! Stiamo ripercorrendo vecchi sentieri per tornare là dove abbiamo lasciato conti in sospeso. In sospeso con l’ignoto. Sì, perché è proprio di questo che si tratta. L’adrenalina di scoprire l’ignoto è il nostro motore.

Iniziamo da Pontedazzo. Anzi… Pondazzo!

Eravamo tanto entusiasti di vedere cosa ci fosse oltre il primo sifone della Buca del Diavolo. Io in particolar modo…. Avere una paleorisorgenza sopra casa e partire con l’idea di andare a vederla con i miei occhi non mi faceva stare nella pelle.

È una grotta già esplorata, ed in parte rilevata, infatti ho voluto prendere alcune informazioni dal mio compaesano Domenico L. che già la conosceva. Inoltre mi sono fatto inviare da Mirko P. le foto del rilievo parziale cartaceo.

Qualche giorno prima io e Marco l’avevamo localizzata, con qualche difficoltà, e studiata fino al sifone. Poi, insieme al nostro amico Mattia, abbiamo deciso di voler entrare in acqua e arrivare fin dove fosse possibile.

Ore 10.00 del mattino: Briefing avvicinamento:
“Alora raga’ … come la ‘mpostamo??” dice una voce!

L’unico modo è portare davanti all’ingresso le bombole per poi tornare al parcheggio, vestirsi a “metà” e caricarsi di nuovo sulle spalle pinne, erogatori, maschera, Gav e MUTA STAGNA. Si…. STAGNA, perché la temperatura dell’acqua è di 7/8 gradi!! Brrrr…..

PRIMO GIRO: arrivati con le bombole ci riposiamo un po’. l’avvicinamento non è lunghissimo, circa 10 minuti, ma con un bel peso sulle spalle si fa sentire, e non abbiamo fretta. L’importante è uscire con ancora un po’ di luce visto che anche al ritorno dovremo ripercorrere due volte il sentiero per recuperare tutta l’attrezzatura.

Durante la pausa iniziamo le prove video. Marco e Mattia (più esperti) posizionano i fari per illuminare il più possibile lo spazio aereo della prima sala. l’ingresso ci costringe ad abbassarci un pochino e dopo pochi metri si apre una stanza interamente ricoperta sul fondo di guano, ma di pipistrelli neanche l’ombra. Finito il primo video prendiamo le bombole e le avviciniamo al sifone, scivolando lungo un tunnel inclinato di circa 45°. Bisogna avere molta cautela perché ci muoviamo in dimensioni ridotte, i ciottoli che ricoprono il fondo e il peso di ciò che trasportiamo fanno perdere facilmente l’equilibrio.

Posizioniamo le bombole in base alla sequenza di entrata in acqua: Marco-1, Mattia-2, io-3. Marco le metterà il più vicino possibile al sifone. OK! Torniamo alle auto.

SECONDO GIRO: c’è chi si veste subito con il sotto-muta e c’è chi si veste all’ingresso. Attrezzatura Sub in posizione… casco speleo… autoscatto!!
Dritti alle bombole e ad ognuno il suo compito: Marco guida (team leader), Mattia documenta e guarda Marco, io mantengo un occhio su Mattia e uno sulla sagola.

Fortunatamente la sagola guida (comunemente chiamata Filo d’Arianna) è stata posizionata perfettamente e si nota facilmente.

Una volta controllato tutto il funzionamento dell’attrezzatura ci immergiamo…

Ore 12.00: visibilità moooooolto ridotta!!! Dopo cinque minuti riemergiamo dove solo pochi hanno osato!

Tutti OK!!!

Lasciamo le bombole per proseguire. l’ambiente è decisamente più fangoso, infatti la sagola continua in salita per altri 10/12 metri, questo ci fa pensare che durante la stesura il livello dell’acqua fosse più alto.

Questa parte della grotta è più ampia di circa 3 metri in altezza e meno inclinata della prima. Arrivati nel punto più alto della seconda stanza, ci accorgiamo subito che ci sono tre possibili prolungamenti.

Di fronte vediamo il pozzo che da rilievo scende di circa 100 metri, a destra uno stretto cunicolo a ridosso del pozzo e a sinistra un altro pozzo che risale, anche questo di circa 100 metri.

Non essendoci segni di armo e non avendo con noi l’attrezzatura speleo non possiamo avventurarci più di tanto, ma una sbirciatina qua e là ce la concediamo.

Ore 14.30: Mattia ci richiama all’attenzione per due motivi: l’aria non è particolarmente respirabile e s’è fatta ‘na certa!!

Decidiamo quindi di tornare indietro. Discesa… Sifone… Salita…

Una volta fuori, il pensiero unanime è quello di tornare il prima possibile con un gruppo numeroso e riuscire a svuotare il sifone per far conosce i segreti della Buca del Diavolo ai nostri amici speleo e a chiunque voglia condividerli con noi.

E questo è solo l’inizio!

Debriefing: Tocca arivà presto se no famo notte!!!

Milo

Guarda il video su: https://youtu.be/-65JY9IHMZU

Categories: racconti, slide

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